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VITA SCORDATA

Dietro tendini
lunghi e stretti

Una volta erano bianchi

Fioca
rossastra
una luce
quasi notturna
Fisso a fatica
lenti gesti
di due figure ignote
anche fra loro

Fra qualche ora verrà giorno

L'AQUILONE

L'ho cercato
anche a Piazza Mazzini

Questo rosso sole
s'infiltra nelle antiche mura
Pare lo stesso
di troppi anni fa

Si fermava ad Urbino
e scaldava nidi di rondini
sul Palazzo Ducale

Scendevano

SOLI IN VIA BEATO PELLEGRINO

Poche
pochissime ombre
s'incrociano
mute

Schivano
ogni improbabile
fastidioso contatto

Piccoli rumori
assorbiti
sotto i Portici

Svogliata
la vita
fatica

Non sa ricominciare

Il rintocco verde

RENATA CALEF

Veniva
Renatina
il pomeriggio
a casa mia

Era più grande
parlava italiano
Capelli nerissimi
quasi azzurri

Senza mamma
un padre dolcissimo
piccolo
piccolo
sempre col cappotto nero

VACANZA D'ESTATE

Mi è capitata per caso
( tra i versi di Caproni )
una vecchia
colorata cartolina
di Senigallia
Dal bollo postale
sembra risalire a 35/40 anni fa

La spiaggia
zeppa di ombrelloni
i bambini-bambini

UN COLPO DI PISTOLA

Vaga
fugge
per la piazza assolata
una cagna senza collare

Ringhioso
violento
improvviso
lo sparo
lacera
scolorito cielo

Fugge impazzito
da una grondaia arrugginita
un bianco piccione
alla ricerca di quiete

LE LUCI DI PALAZZO MALDURA

Le bici accatastate
fumar serioso delle ragazze
compitar dei cellulari
ed i portoni aperti

Un gran bel vergine giardino
larghe scale
lavori perennemente in corso
tante coppiette
seminascoste

UN VIAGGIO LUNGO MAI

Improvvisa
si alza
la temperatura

Il caldo
pare diventi insopportabile
Sudore
Nervi
Depressione
Occhi rossi

Mente
bloccata dal sole

Si parla del tempo
Ombra
Acqua

Rime e ritmi
pensieri leggieri

TURBAMENTI GIOIOSI E GRIDATI

Maria Montez
senza veli
si copre dal vento ghiacciato
che arriva dai monti vicini
Stringe il petto
si abbraccia
batte i piedi
i denti bianchissimi
Sorride
Spalanca quegli occhi
grandi
nerissimi

GLI ALBERI DI PIAZZA MAZZINI

Solo
dici
Mi rovesci addosso
la tristezza
l'abbandono
il buio di casa tua

Lei
sempre lei
Senza dirlo
a bocca chiusa
con gli occhi
parli

Ti ha lasciato
Non sai perchè
Che strazio
Abbandonato

DISCUSSIONI A PORTE CHIUSE

Botti e luci
di fuochi artificiali
In periferia
tra pini e zanzare
Sedie portate da casa

E' festa
o sarà
è stata
Non so

La gente ride
i bambini corrono

Sventolano giornali
" per fare aria "

SE TUTTE LE RAGAZZE...........................

Avessero i tuoi occhi
neri
nerissimi come la notte
quando i lupi divorano agnelli

Grandi occhi
possessivi
scoperti
solo per un attimo

Le delicate tue lunghe-pallide
agili mani
attorno la zanna ritrovata

GORAN BREGOVIC' (canti per nozze e funerali)

Uno
più tromboni
violini
gonfi di dolore
Archetti pizzicati
frustati poi
da dita
senza unghie

Chiare trombette
vibranti
come voci
di vergini bambine

A piedi scalzi
ritmano tempo
stregato-furioso

LA RAGAZZA DEL BUS

Dai molti giri
la lunga sciarpa

Un soffice cuculo
spiritoso anche

Solo un colore
Viola

Alta
coi stretti jeans
dentro gli stivali
lucidi
sottili

Il volto serio
curato
semza un filo di trucco

GIORNO D'ESTATE

A mani sciolte
braccia distese
lungo il giovane corpo
abbandonate

Stanca
pallida
bionda
come la luna
Bianco
lino leggero
la copriva
tutta

Educata

DOMANI E' FERRAGOSTO

Senz'altro
per caso
potresti inciampare
in un piccolo fagotto
nascosto
nell'angolo più discreto
del Limbo dei Giusti

Ti chiedo
Alzala
dalle una mano
è la mia Mamma
aspetta qualcuno

SEGNO IMPERCETTIBILE

Celeste
piccolo tocco

Sottile
posato
ai bordi degli occhi
De Pisis
pensò

Cinzia allo specchio
vide
rubò

A Montemartre

In cima

Dalla scalinata
saluta

Prima che tramonti il sole

STRADA STRETTA

Piatta
senza curve

Piena di polvere

Nessun passante

Vuota

Baci
carezze
amore
Mai

Non è stata semplice
nemmeno complicata
la nostra vita

E' solo rotolata
per inerzia

Senza pioggia

FINISCE ANCHE........

Dietro l'albero
ha indossato
un bianco grembiule
piatte ciabatte

Pulito gli occhiali
infarinati

Il fazzoletto sul volto
non ancora sudato

Con garbo
Appassionata
e mesta
serve ai tavoli

NULLA EPPOI BASTA

Crisi depressive
da Principessa Sissi

Malinconiche ispirazioni

Solitudine
immensa
larga
come dolore di madre

Le Pietre
mura
voci
sguardi

Aspettare
mute risposte

Dio laico
incontrato per strada

SOLO CARTONCINO

Biblioteca Vallecchi
Letteratura Italiana
e Straniera
Caratteri maiuscoli
rosso colore
Un filo sottile
Titolo

E' rimasta la targhetta
scollata
Un pezzetto di umile carta
bianca
Incollato sul dorso

SPAZIO DIBATTITI

L'attesa
si aspetta
sempre in ritardo
ovunque

Chiarimenti
giustificazioni
garanzie
risposte vaghe
Come i bus
che passamo quando vogliono

Mani alzate
Tocca un pò a tutti
basta avere pazienza

ODORE DI SUGHI

Stasera fa freddo
Sotto il tendone
allo stand dei libri

Hanno mangiato
ballato
Passano di corsa
vanno a casa

Si ride poco
in mezzo al verde

Si sente la fisarmonica
laggiù nella pista

DOPO PONTE MOLINO

Mi dice Sonia
che dopo la guerra
a destra
c'erano vicoli

In casa
le donne
si autogestivano

Anche per povertà
si vendevano

Complici
i mariti

"Fuori fioi"
Uscivano i bambini

Scansavano le tendine

PASSO POI " SPETTAMI "

E' Cinzia
in jeans
scarmigliata con cura
Le mani in tasca
prigioniere

Sta ferma
di profilo
mi scrive la sua E-mail
Io ci pasticcio

Quando Cinzia ride
resta seria
Quasi pare Parigina
fuggita

LA RACCOLTA DELLE FIRME

I Referendum
Poi

Prima si corre
a mangiare

Gli gnocchi
così profumati
si sentono sin qui

Dopo
dopo
Finito il ballo
Quando "torno" indietro
allora firmerò

Ma quanta fila
lunga
Più della fame golosa

DOUCE FRANCE

Avanza convinta
una signora
verso la pista lucida
dal fondo quasi metallico

Ha voglia di ballare
il tango

Si è paludata
con gonna rossa
lunga
sino ai tacchi
quasi

Pare una bandiera

FESTE DI POPOLO-FESTE DI PARTITO

Riccioli neri

Poco più che infantile
il sorriso

Fisico da spiaggia

Ha scelto due libri
Storie di Lotte Sindacali

Che strano
chissà
come mai

Perchè?

Sorriso pulito
leale

Oscilla

EUFORIA INSIPIENTE

Pare addormentata
la lucertolina
nel cortile

Poi scatta
improvvisa

Tenta la via della salvezza
C'è un buco nel muro
prende la mira
s'infila

Incastrata
sbatte la coda
sempre più rapida

IL FIGLIO DI NADIR

Ho conosciuto stamattina
il figlio di Nadir

Accucciato nel giardino
tra giochi e giornalini

Silenzioso

Non era arrabbiato
solo malinconico
I suoi amici
sono andati tutti
al mare

Si chiama Dario

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