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POVERI

Verso la Cupola del Carmine
il volto al cielo
sicura e serena
di corsa

Mi accennò
dei suoi giochi di bambina
in soffitta
al centro di Padova
con le bambole

Provava disagio ad invitare amiche

SENZA TIMORI

Questa forma di vita
è rimorso nascosto
in culla di bambino

Nelle vetrine di Cortina
si specchia la bella mamma

Per le vie si fa desiderare

Frattanto a Padova
il sole
illumina a metà

LA CASA DI VIA BEATO PELLEGRINO

Smagliante
forte sicura

Alessia mi fuma in faccia

Sotto i Portici mi chiama
due volte
Ha labbra senza trucco
sane e forti
Sembra carezzino i bianchi denti

Concede aria alla nervosa lingua

GIOVANNA PUNZO

A Piazzale Mazzini
prima delle sette
ho conosciuto Giovanna Punzo

Vicino l'edicola
osservava le locandine
Mi ha confidato la sua rabbia
le sue letture

Giovanna ha un gatto
che forse comprende

LUCIA VALENTINI TERRANI

Con l'altare dietro
Silenzio terribile
stavi Tu bella
immortale
eretta
azzurra
da Lotto vestita

Rapido
suono di archi
e qualche tromba
schizzò verso la Cupola Maggiore

Col fiato sospeso

PASSEGGIATA FATICOSA

Stretta e bagnata la via
Come biscia il marciapiede

Uno dopo l'altro
Indecisi i piedi
cercano

Un pò di qua
un pò di là
Mi appoggio al muro
come un bambino

Giù in fondo
la Cupola del Carmine

SEGRETO MATTINO

Col sorriso a metà
stampato su gli occhi
attraversa Piazzale Mazzini
credendo di pregare

Secca
Corre diritta fino al Carmine

A Dio sempre promette
l'anima mia

Ricorda il padre giovinetto

LE VETRINE DELLA WIENNESE

Spalancata la porta

Esce

Poggiato al palo
tremante
col cuore in gola
io

A passo di pantera si avvicina
sicura-eretta
Nerissimi-lunghi
lisci capelli

Mi stende la mano
occhi vissuti
bocca educata

SUORA DI VIA PELLEGRINO

Soffocato pianto
solo
disperato

Suorina vergine
sullo sfondo
una sonata di Corelli

Fragili
bianche mani

Era venuta da lontano
paese senza nome
piccola frazione vicino al mare
dietro il Conero

SOSPIRI E SOSPIRI

Merletto veneziano
color rosa confetto

La camicia finge coprire

Come Gilda
Zingara tutta
anche nell'anima

Melodie grida
scenate

Occhi nerissimi
lucidi pensieri
Denti e bocca
non solo per parlare

SARA' UNA GIORNATA VERA

Vola leggera come farfalla
Non tocca terra

Un balzo improvviso
è al centro della pista

Alla Wiennese

Buon giorno-buon giorno
Sa di piacere
di essere desiderata

Tutta di blu
disponibile

QUASI NULLA

Basta così poco
alzarsi la mattina
quando è presto

In giro non c'è quasi nessuno

Senti solo profumi nuovi
rumori amici

Pericolosa
Stupenda la Signora
dalle scarpette rosse a punta

Capelli nerissimi e lunghi

MISSIONE IMPOSSIBILE

Un saluto di prima mattina
per modo di dire
senza senso

Dov'è Francesca?

Passa una suora
a capo chino
Non prega
pensa solo forse

Francesca chi?
Ma io sono del portone dopo
sempre sotto i Portici

CONGIUNTIVO O CONDIZIONALE

Anna sull'uscio sorride

Il libro mi porge
Con accento calabrese
vorrebbe parlarmi
di Sartre e Camus

Così giovane
porta calze da infermiera
bianche
lunghe
castigate

Vestita grigio pallido

UN FIORE PERDUTO

Sotto la pioggia

Informe
schiacciato
senza colore alcuno

Era stato un fiore
portato al bavero con orgoglio

Un garofano forse

Tra gente frettolosa
una spinta
il gambo si spezzò
Leggeri

SILVIA, LA MATTINA

Apre la porta

Le sue lunghe gambe toccano terra
Sempre piena di carte
documenti
cose che non conosco

Silvia così
comincia la sua giornata di lavoro

Il macchinone impossibile
ubbidisce ai suoi rapidi gesti

RACCONTINO BREVE

Quella ragazza al bar

Bianchi pantaloni stretti
sorriso sicuro e sfacciato

Capelli neri
lunghi
lisci
Sino alle spalle

Lucida
morbida pelle
piena di sole

Un tuffo al cuore
ti somigliava

LA WIENNESE , PARE UN VELO DIPINTO

Scordata la tazzina di caffè

Vago per l'accennato soffitto
vetrinette lucide
delizie colorate

E' la giornata appena cominciata

Sandali rossi a punta
tacchi alti e sottili
gonna bianca
leggera con lo spacco

ANGOLO DI VITA ORE 10

Insiste

Dal marciapiede rinasce
il largo cespuglio
verde
ambizioso

Era quell'albero
un tiglio secolare
profumato

Tagliato a pezzi
un sabato
tre camion provvidero veloci
Liberarono il cortile

ALL'ALBA , DOPO POCO

Malizioso sorriso
lungo passo leggero
Salta l'inesistente ostacolo
compare improvvisa

Velata di nero
il breve vestito
sino alle ginocchia

Pare una ragazza fuggita da scuola
con la brioche della Wiennese

L' EDICOLA DI PIAZZALE MAZZINI

Come se nulla fosse
consegna veloce
i giornali
i resti

Solo si vede una mano

Giochini
libretti
dischi
Un capanno metallico
coperto da foto di pessimo gusto
Titoli stesi
su fogli spiegazzati

MELODIA SENZA PAROLE

Scendono dal bus
le badanti polacche
sguaiate
ridono forte

Assurde voci
soffocano Mendelsson

Ho quasi paura
era tutto così delicato
gentile
prima

La luce rosa del nuovo giorno
bacia le Vecchie Mura della Città

MENDELSSOHN ALLE SETTE DI MATTINA

Grida educato
il mezzosoprano
sotto i Portici

Filtra nell'animo
di questo giorno
aggiunto

Non capisco parole
sono invocazioni
a un Dio sinistro

Mi scuote il saluto della suora
Corre a pregare per me

ANGOLO DI PADOVA

Questo lungo cortile
stretto
senza più l'albero
è pieno di macchine
Ragazzi e ragazze
che lavorano al Partito

E' rimasta la vecchia scala
assurda
Prima o poi cadrà

Passate le elezioni

SETTEMBRE

Vuoto come non mai
Piazzale Mazzini
stamattina

Pare quasi sia passata
una vigliacca guerra
Di nascosto

Senza morti e feriti
lasciati per terra

Duole questa luce ghiacciata
Blu notte siberiana

LUCCIOLE E FARFALLE A PIAZZALE MAZZINI

Discreto un piede
nascosto quasi
dalla buia siepe

Sorriso negato
Bianchi pantaloni
stretti alle caviglie
Mano scarna
ospita
accarezza
ali a riposo

Parlano piano
misteriose-colorate
piccole luci

LA SUORA VECCHIA

Attaccata al bastone
incespica lenta

Fuori dalle righe
attraversa la strada

Le Campane del Carmine
rompono l'incipiente calura estiva

Da qualche mese la giornalaia è morta

Una giornata lunga e nervosa

IL NOSTRO CORTILE

Nel pomeriggio di quell'estate
suonava Luigino
in Santa Francesca Romana

Rideva sempre
come i bambini esagerava

Sognava donne sposate
e sempre belle

Voleva una vita esagerata
Un giorno invece

UNA GIORNATA AFOSA

Sono passato per Ponte Molino

Ho cercato sul greto
il piccolo pupo
che gettasti per gioco
quando eri bambino

Un sussurro pianissimo
come preghiera islamica
mi ha scosso

Sotto i Portici
per le Piazze

SILVIA SE NE VA

La Signora dai capelli rossi
la Signora della Federazione
quando saluta
sorride discreta
Sottovoce

Stamane
mentre saliva la scala traballante
mi ha anticipato
il suo addio

Andrà a lavorare altrove

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