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SOLO SOLISSIMO

Nero
cattivo
Aspetta
l'inganno
nel buio
Nascosto
Lungo
infinito

Dietro le imposte
qualcuno trattiene il respiro

Tutta la Via è ferma
attende l'imprevedibile

E' la strada
dove corrono gli studenti

IL REGALO SOGNATO

Occhiali rotondi
leggeri
Capelli lunghi
arruffati
Vestito
Così

Sopra il cappotto
al petto stringeva
come genitore
una custodia

Dentro il violino

L'ho visto uscire
dalla bottega del restauro

DAVANTI AL MALDURA

C'è un angolo
di fianco alla Wiennese
Prima delle sette
un affarino
vocina quasi di bimba
Si scusa

Nel freddo
col buio
il fiato galleggia

Dove si trova Palazzo Maldura?

SENZA TENERE LA DESTRA

Con la testa
non so dove
passava
al centro strada
una suora qualsiasi
Pedalava con rabbia
diretta forse
al Carmine
Sembrava
girassero al contrario
come per dispetto
le ruote
quasi volessero

SCIOCCA BUGIA ANCHE DOLOROSA

Con la morte
non si scherza

Perchè
quei fiori usati

Piccola pietra
scordata
Solo coperta di muschio
vicino al muro
di cinta

A Montparnasse
non so perchè
qualcuno
ha inscenato
magari

VICINANZE

Lunga notte
silenziosa
pure
Piove

Polverosa aria
scende per terra

Quel viale
a Villanova
sembrava dipinto
Colori disordinati
Le foglie quasi reggevano
gli sfrondati alberi
fasciati di muschio

L'ULTIMO FLOP

Solo un guaito
lungo
supplice
umano
Immobile giace
Nel buio
il ciclista
è scappato

Stesa ai miei piedi
calpestata
Fibi
ha finito di giocare
correre
con le orecchie al vento
fare la pazza

SAPERE CERCARE TROVARE

Mozart
Non stride
educato
Mortale
m'assale
sul collo
avvolto dalla sciarpa rossa
le ferree dita
stringono
stringono sempre più
Il fiato manca
incerto il passo
tutto me stesso
appoggio
alla colonna del portico

PICCOLA FAVOLA

Operaio sempre
Fiocco grosso
Spirito anarchico

Alto
diritto
fabbricava birocci
Arrivarono poi
carretti costruiti
industrialmente

Giocattoli in legno
nonno Alfredo
allora fece
Dipinti
esposti e venduti

COME A PLACE PIGALLE

Raccolti
alla meno peggio
scendono
lunghi i capelli
di Silvia
Sui fianchi
Sulle spalle
Volano
Rosso tizianesco
Scivola accanto
fumando con gusto
la sigaretta della pausa
Bianco leggero
come cornice

VITA BASSA E PANCIA SCOPERTA

Spalancata la finestra
quarto piano
ore cinque
Bianco sporco
entra nella stanza
bagna quadri e mobili
Questa nebbia
mi lava la faccia

Adesso
gli altri
il mondo intero
dove amano
uccidono

ARIA DI NATALE

Qualche parola leggera
chiacchieretta
di primo mattino
Da dietro il bancone
si appoggia
sui gomiti
Non convinto
sorride
Vaghe cose
di tempi lunghi
confusi
La doppia W dell'insegna
ebbe una stupida storia

PARVENZE DI FREDDO

Dolore non proprio
Stupore
Amarezza
Una data sbagliata
La mano sinistra
appena fasciata
Sforzato il sorriso
Si vede
si sente

Novembre è finito
brutto mese
Annunci di morti
lontani-vicini

FLUSSO DI PRIMO MATTINO

Questo gelo immaginato
blocca il sangue
che più non cade
Il taglio profondo
sottile
ha
lo sguardo di Oriana
scavato nelle mie vene
Sotto il cappello
nascosti
quegli occhi bruciati
mai hanno pregato

VIVA L'ITALIA

Colori della mente
Foto in bianco e nero
di gruppo familiare
Mia sorella
col grosso fiocco
in testa
Lunga quanto la piazza
la caserma vuota
I giardinetti al centro
Cadde dal tetto
un giorno

ERA UNA DONNA INQUIETA

L'anima
stessa
Paura indubbia
Desideri di carezze
tanti
Eppure
il gesto delicato
di calma mano
aperta leggera
temeva

L'intervento riuscito
Addirittura sente
forza alle labbra
stringe le gaulois

JEAN SEBERG 1938-1979

Dopo bevve
Assieme un tubetto intero
di Roipnol
Conato di vomito
vertigini
Disfatto letto

Eppoi morì
Fragile
sola
inquieta
Vennero tardi
a sollevare il lieve corpo
senza lavarlo

Giovane

GLI OCCHI DI TINA

Vita violenta
Urlata
Sparata
Ora accasciata
giace
Pare dorma
Dicono infarto
Il taxi
segue la sua corsa
Neruda
dettò versi
sulla bianca pietra

50 anni dopo
esami necroscopici
dissero:

OMBRE DI NOTTE

Ricordi
quando il vecchio nano
ci passò vicino
nella sala d'aspetto
dell'Ospedale di Camposampiero
che strano fastidio
provammo?

E quel giorno
al Luna Park di Senigallia
ove giostre e macchinine

DOMENICA IN PAESE

Balli di gente sola
Forse dimenticata
Chiamano " Liscio "
dischi riprodotti
canzoni di molti anni fa
Parole semplici
amore-giuramenti
lacrime-sorrisi
luna-eternità
Tutto un pretesto
per stare assieme

PRIMA CHE COMINCI IL GIORNO

Veloci parole
labbra
solo per provocare
Pensieri distanti
dal soggetto
che ho in testa
Denti tutti
bianchi come lenzuoli
stesi sui prati
a primavera
Vorrebbe fuggire
la lingua prigioniera
Si agita

CHE E' BELLA ( Come una parigina )

Come una modella
La mamma più bella
E papà quando torna
appena mi accarezza
Fiby gli corre intorno
ci gioca -lo lecca-
Ed io-io

La mamma ed il papà si guardano
In un un modo
Credono che io non capisco

CHIUSA LA PORTA-PIANO-LEGGERA

Pochi scalini
luce fioca
Subito è strada
Senza giorno
la mattina
rumori
passi
di chi cerca un futuro
questo silenzio
infonde paura
toglie speranze
Braccia e mani tese
davanti
a proteggersi da voli veloci

TINA MODOTTI ( POETESSA )

Se un bambino
muore di fame
quando un povero
imbraccia il fucile
C'è grande confusione
sotto il cielo
Urli
Silenzi
in bianco e nero

Emozioni da infarto
sincere parole
bugie ricche di perle

COSA SIA NON SO

Cade la pioggia
a sprazzi
Pare violenta
dietro l'angolo
Incerta
sospesa
sciocca
Ha solo bagnato
le poche foglie
rimaste per terra
Un vento notturno
le aveva spostate
giù
fino alla Via
ai vicoli prospicienti

DESIDERIO

E'andata
ho preso coraggio

Le ho mostrato la poesia:
L'Amore

Una luce
come di scuola
mandava
la finestra di lato
Forse sicura
emozionata
non so
Ad occhi bassi
temevo
desideravo
una reazione

PICCOLE FANTASIE

Da poco
sa leggere l'ora
Contare i soldi
non è il suo forte
Sandra e Fabrizio
gli spiegano
Olga si agita
collabora
da brava maestrina
Fibi s'intromette
vuol giocare a palla

Riccardo scrive poesie

SIGARETTA SPENTA

Stampato a Lanciano
il secolo scorso
un libriccino
costato pochi centesimi

Suonata a Kreutzer
in caratteri poveri

Dimenticato sul tavolo
assieme a cose inutili
Scivola in terra
un foglio bianco sporco

LA PUNTA DELLA MATITA

Regge
A fatica
ma regge
Chissà
per quanto
ancora
Lapis
diceva il maestro
Fate la punta al lapis
Per le dediche
sul frontespizio
di antichi libri
usare la matita
Mai violentare la carta

ULTIMO DELLA FILA

Piccole piccole
inzuppate dalla pioggia notturna
gialle
marroni
snervate
infinite
Le foglie cadute
sparse con dolcezza
quasi
Piazzale Mazzini
sembra un Utrillo

Senza rumori
persone
Il tempo si è fermato

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