dario.petrolati's blog

PARE SCENDA LA SERA

Di là
oltre il cortile

Si è già in Piazza Mazzini
quì la chiamano così

Il nome vero è Piazzale

Ampio
leale

E'sempre festa
piena di studenti

Di notte arrivo io

REGINA SENZA CORONA

Piazza degli Zingari
avanti
Via del Boschetto
vecchi portoni
negozietti angusti

Peppino d'Intino vende cravatte
la morosa Blue Bell
quando non prova
sta dietro il banco

MESSAGGERA D'AMORE

Passa di corsa
alla solita ora

Nascosto
dietro il cancello
temo mi veda

Non so

Così all'improvviso
ho temuto il suo sguardo

M'ero lasciato andare

Ho sentito
che fosse meglio

LA SIBILLA CUMANA

A lanterna spenta
si specchia
si piace

Nel buio un vasetto
colmo di droga

Beve

Ebbra
prova voce

Ai quesiti di Alessandro
risponderà
come desidera

Saranno guerre

BENAZIR BHUTTO

Senza spogliarsi

Dal filo spinato
arriva la voce

Sul mio corpo
tutto

Dice parole sconosciute
lo sguardo sfinisce

Mi soffoca
dolcemente uccide

A lungo

Ogni pensiero
mio

FUGGITIVO

Scappare sempre

Anche di notte
a piedi
nudo
o vestito

Lontano
dove non mi si possa trovare

Nascondino tragico
cupo
come l'aria di Parigi

La suorina laica
temeva gonne corte

LA LETTERA DI GIULIA

Bugiardo sole
illumina palazzi
piazze antiche

Luce ghiacciata
come la voce irritata
color sangue
assetata
folle

Di corsa
in bici sono scappato

Finito il dialogo
mai esistito

POSSIBILE VISITA

Impressione
vaga sensazione

Qualcuno bussa

Cancello chiuso
finestra dai vetri doppi
incipiente l'inverno

Da Via Beato Pellegrino 16
a Piazzale Mazzini
non c'è anima viva

ANNA

Ciao Anna

Come due vecchi amici
in questo autunno
ho conosciuto
qualcosa di indefinibile
delicato
bellissimo

Eretta
come solo sanno essere
le generose donne
di frontiera

ANNA NON C'ERA

Non so perchè
immediato m'è tornato a mente
improvviso
violento
il ricordo di due pomeriggi
a Parigi
l'inverno scorso

Mi ero perduto

Visitare il Cimitero degli Artisti

ORCO IMMAGINATO

Affloscia le orecchie
diventa più piccola

Arretra
la trovo tra i piedi

Paura del buio

Fyby

E' solo un cagnolino da divano
lecca le mani
le scarpe

Adesso si sente sicura

LACRIME LEGGERE

Finiva al molo
la passeggiata
domenica mattina
d'estate

La città si riversava al Corso
sotto i Portici
Foro Annonario

Se c'era il sole
si tirava avanti
sino alla Punta del Molo

TRIESTE E LE SUE PIAZZE NEL CUORE

Leggera
impossibile
la farfalla viola
Pare dorma
sulla punta del dito

Non vede
nè sente

Immobile

Dico un nome
rovescio la mano
cade per terra

Lenta
lenta
come nota emessa

VISIONE NEI PORTICI

Commenta
leggera
la voce
spiega note

Osserva
l'occhio
nel buio

Un acuto di tromba
fuggito
dalla Chiesetta

I Portici invade

Di notte
qualcuno ha rubato
Pane per i poveri

LE BARCHE DI ODISSEO

Si rompono a metà
in onde matrigne

Affondano

Senza unghie
voci afone

Qualcuno arriva
nudo
stracciato

Fuggono
cercano

Di là dal mare
silenzio

Partono urlando

DUE RAGAZZI CHE SI BACIANO

Dietro Ponte Molino
ho preso il giornale
stamattina

Vestito di corsa
per dispetto
a chi non so

Dopo il caffè
ho camminato sul selciato

Scarpette leggere
indosso aria di Parigi

AMANTE PERDUTA

Disarticolati Portici
più giù dopo il 180
sempre in Via Beato Pellegrino

Attraversa la strada
tenta

Attaccata al bastone
una vecchietta
pareva mia madre
poco prima
dell'ultimo saluto

PRIMA CHE SPUNTI IL SOLE

Oggi non verrà

Sarà una luce grigia

Cielo coperto
nuvole immaginate

Quasi periferia
nero gasometro
a destra
vicino la raffineria

Lunga fiamma
nera
arancione
brucia
vigliacca

VOCI SOSPESE

Oggi sarà una giornata
come
Non so

Desideri
promesse
sguardi

Ogni pensiero confonde

Imprigiona

Bianche nuvole
gonfie

Arriva l'inverno

Cielo pulito
carico
ostile

Rovescerà sulla città

SENZA TITOLO A GIUSTA RAGIONE

Se capita
e succede
qualcosa di inspiegabile

Pensiero stanco
difficile
è meglio allora
uscire
non pensare
dirigersi oltre Ponte Molino

Scansarsi
passare rasente le vecchie mura

Andare.

CIELO PROIBITO

Lontano
lontano

Più dell'ultimo sole agostano
Alto

Solitario puntino scuro
Non più rosso
e nemmeno azzurro
La coda spezzata
il filo rotto in mano
senza guida ormai

Va cosa era dell'aquilone

SJLVIA PLATH

Non mi ha restituito
"Il Dio Selvaggio"

Dice che lo legge
quando il semaforo è rosso

Così Pavese
ed anche altri

Nessun commento
sull'estremo gesto

Il marito risposato
raccoglie allori

QUANTO TEMPO FA

Zucca pelata da cento capelli
tutta la notte ci cantano i grilli
zucca pelata da cento capelli

Mi nascondevo tra l'erba
piccolo
vergognoso
timidissimo
dopo il taglio dei capelli

Lo sfottò dei ragazzacci

EPERIENZE GIOVANILI

Amore in piedi
dietro i capanni

La Bora alle spalle
fortissima
copriva le bugiarde promesse

Maria
bambina
che poco capiva l'italiano
sospirava affannosa

Dentro il mio cappotto
prigioniera

ANNA

Più non sorride Anna

Roteava vogliosa
gli azzurri occhi
verso il cielo

Rideva muta

Piangeva di gioia

Sognava
da bambina inquieta

La pubertà
la fede
la sua famiglia

QUANTE STUPIDAGGINI

Dietro le diroccate mura
della Fenice

Intese mendaci
Importante era godere

L'aprile e i fiori profumavano
l'aria pomeridiana
dei 19 anni

Avvinghiati l'un l'altro

Sapevamo di non amarci

LETTERA DA KIEV

Chi troverà i miei ricordi
pesanti
sparsi per terra
in mezzo ai cari libri
non vedrà lapidi spezzate
del piccolo Cimitero Ebraico alle Grazie di Senigallia

Più in alto c'era sulla Collina ultima

IL SEGNALIBRO

Dal libro cercato

Scivola
vola
si ferma per aria

Rileggo il necrologio di Dario
per suo nonno Ugo Attardi

" Ciao vecchio
UGO
Voglio solo dirti
che sono orgoglioso
e fortunato
di essere stato tuo nipote

A PIAZZA DEGLI ZINGARI

Rapido

Un volo di rondini
sopra il cielo di Via Panisperna

Leggero
come soffio di bimbo
ci lanciavamo
l'ultimo addio

In fondo a Via del Boschetto
seduti per terra
ed anche in piedi
appoggiati ai muri

PER NON DIMENTICARE

Non capivo la tanta ritrosia
quasi paura

Nascosta la sua mano nella mia
salimmo piano piano
gli scalini

E mentre gli indicavo i tanti
semplici quadri
colori
cavalli
tramonti
acque
Riccardo si sciolse

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