dario.petrolati's blog

SUORA DI VIA PELLEGRINO

Soffocato pianto
solo
disperato

Suorina vergine
sullo sfondo
una sonata di Corelli

Fragili
bianche mani

Era venuta da lontano
paese senza nome
piccola frazione vicino al mare
dietro il Conero

SOSPIRI E SOSPIRI

Merletto veneziano
color rosa confetto

La camicia finge coprire

Come Gilda
Zingara tutta
anche nell'anima

Melodie grida
scenate

Occhi nerissimi
lucidi pensieri
Denti e bocca
non solo per parlare

SARA' UNA GIORNATA VERA

Vola leggera come farfalla
Non tocca terra

Un balzo improvviso
è al centro della pista

Alla Wiennese

Buon giorno-buon giorno
Sa di piacere
di essere desiderata

Tutta di blu
disponibile

QUASI NULLA

Basta così poco
alzarsi la mattina
quando è presto

In giro non c'è quasi nessuno

Senti solo profumi nuovi
rumori amici

Pericolosa
Stupenda la Signora
dalle scarpette rosse a punta

Capelli nerissimi e lunghi

MISSIONE IMPOSSIBILE

Un saluto di prima mattina
per modo di dire
senza senso

Dov'è Francesca?

Passa una suora
a capo chino
Non prega
pensa solo forse

Francesca chi?
Ma io sono del portone dopo
sempre sotto i Portici

CONGIUNTIVO O CONDIZIONALE

Anna sull'uscio sorride

Il libro mi porge
Con accento calabrese
vorrebbe parlarmi
di Sartre e Camus

Così giovane
porta calze da infermiera
bianche
lunghe
castigate

Vestita grigio pallido

UN FIORE PERDUTO

Sotto la pioggia

Informe
schiacciato
senza colore alcuno

Era stato un fiore
portato al bavero con orgoglio

Un garofano forse

Tra gente frettolosa
una spinta
il gambo si spezzò
Leggeri

SILVIA, LA MATTINA

Apre la porta

Le sue lunghe gambe toccano terra
Sempre piena di carte
documenti
cose che non conosco

Silvia così
comincia la sua giornata di lavoro

Il macchinone impossibile
ubbidisce ai suoi rapidi gesti

RACCONTINO BREVE

Quella ragazza al bar

Bianchi pantaloni stretti
sorriso sicuro e sfacciato

Capelli neri
lunghi
lisci
Sino alle spalle

Lucida
morbida pelle
piena di sole

Un tuffo al cuore
ti somigliava

LA WIENNESE , PARE UN VELO DIPINTO

Scordata la tazzina di caffè

Vago per l'accennato soffitto
vetrinette lucide
delizie colorate

E' la giornata appena cominciata

Sandali rossi a punta
tacchi alti e sottili
gonna bianca
leggera con lo spacco

ANGOLO DI VITA ORE 10

Insiste

Dal marciapiede rinasce
il largo cespuglio
verde
ambizioso

Era quell'albero
un tiglio secolare
profumato

Tagliato a pezzi
un sabato
tre camion provvidero veloci
Liberarono il cortile

ALL'ALBA , DOPO POCO

Malizioso sorriso
lungo passo leggero
Salta l'inesistente ostacolo
compare improvvisa

Velata di nero
il breve vestito
sino alle ginocchia

Pare una ragazza fuggita da scuola
con la brioche della Wiennese

L' EDICOLA DI PIAZZALE MAZZINI

Come se nulla fosse
consegna veloce
i giornali
i resti

Solo si vede una mano

Giochini
libretti
dischi
Un capanno metallico
coperto da foto di pessimo gusto
Titoli stesi
su fogli spiegazzati

MELODIA SENZA PAROLE

Scendono dal bus
le badanti polacche
sguaiate
ridono forte

Assurde voci
soffocano Mendelsson

Ho quasi paura
era tutto così delicato
gentile
prima

La luce rosa del nuovo giorno
bacia le Vecchie Mura della Città

MENDELSSOHN ALLE SETTE DI MATTINA

Grida educato
il mezzosoprano
sotto i Portici

Filtra nell'animo
di questo giorno
aggiunto

Non capisco parole
sono invocazioni
a un Dio sinistro

Mi scuote il saluto della suora
Corre a pregare per me

ANGOLO DI PADOVA

Questo lungo cortile
stretto
senza più l'albero
è pieno di macchine
Ragazzi e ragazze
che lavorano al Partito

E' rimasta la vecchia scala
assurda
Prima o poi cadrà

Passate le elezioni

SETTEMBRE

Vuoto come non mai
Piazzale Mazzini
stamattina

Pare quasi sia passata
una vigliacca guerra
Di nascosto

Senza morti e feriti
lasciati per terra

Duole questa luce ghiacciata
Blu notte siberiana

LUCCIOLE E FARFALLE A PIAZZALE MAZZINI

Discreto un piede
nascosto quasi
dalla buia siepe

Sorriso negato
Bianchi pantaloni
stretti alle caviglie
Mano scarna
ospita
accarezza
ali a riposo

Parlano piano
misteriose-colorate
piccole luci

LA SUORA VECCHIA

Attaccata al bastone
incespica lenta

Fuori dalle righe
attraversa la strada

Le Campane del Carmine
rompono l'incipiente calura estiva

Da qualche mese la giornalaia è morta

Una giornata lunga e nervosa

IL NOSTRO CORTILE

Nel pomeriggio di quell'estate
suonava Luigino
in Santa Francesca Romana

Rideva sempre
come i bambini esagerava

Sognava donne sposate
e sempre belle

Voleva una vita esagerata
Un giorno invece

UNA GIORNATA AFOSA

Sono passato per Ponte Molino

Ho cercato sul greto
il piccolo pupo
che gettasti per gioco
quando eri bambino

Un sussurro pianissimo
come preghiera islamica
mi ha scosso

Sotto i Portici
per le Piazze

SILVIA SE NE VA

La Signora dai capelli rossi
la Signora della Federazione
quando saluta
sorride discreta
Sottovoce

Stamane
mentre saliva la scala traballante
mi ha anticipato
il suo addio

Andrà a lavorare altrove

PASQUALE CARRARO

Da te ho imparato
cosa significano
rispetto
lavoro
dignità

Seduti in auto
od anche su una panchina
con calma e pazienza
mi raccontavi
la storia della tua vita

Uomo-operaio
sindacalista-politico

UNA SERATA FRA AMICI

Il peso del passero recanatese

Ho visto
leggero oscillare
sul palmo di Luciana
Secche zampette tese
tutto bagnato
supplice
impaurito

Nel becco un filo d'erba
dei Colli Marchigiani
Negli occhi

UNA SUORA DI VIA PELLEGRINO

Corre garbata
la giovane suora
Dritta come un fuso
coi giornali
stretti
sotto i gomiti

Rancori-desideri-amori
sopportazione
Cosa mai frullerà
dentro la sua testa
proprio non so

Svicola sotto i portici

QUATTRO VECCHIE CARTOLINE

Descrive con passione
Rosetta sorride
Indica con l'indice la scogliera
pini salmastri
il faro con porto canale

E quì e poi quì
le gira tra le mani
prima di donarmele

Crede io veda i suoi ricordi

FEDE DI CORSA

Rallenta in curva
converge su Piazzale Mazzini

A quest'ora
stupido cielo
Informi goccie
bagnano appena

C'è solo afa

Maestoso
il Carmine
ha già i portoni aperti
Non anima viva
che entri od esca

IL CORTILE SEGRETO DI VIA BEATO PELLEGRINO

Poeta mi dite

Un sorriso buono
commosso
Bravo
ancora avanti

Versi
pensieri
sensazioni lontane
tornano a galla

Su la scala
una figura confusa
do colpa al sole
Lacrimano gli occhi

Inutile asciugarsi

PROFUMO DI FUMO

Bizzarro è l'aggettivo
mi frulla in testa
di continuo

Nascondo angosce
sorrisi
strette di mano
sempre ripetute

Dimenticanze
saltelli per le scale

La casa brucia

Via Petrarca
sino a Ponte Molino

LO STRANIERO

Nella notte
umida e scura
nemmeno un cane
attraversa la strada

Accucciato sullo scalino
di un vecchio portone
scanso un avanzo di vita

Sarà un curdo
un pachistano
non so
Di certo un estraneo

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