dario.petrolati's blog

UNA MATTINA COME TUTTE

Rapida cammina
a testa bassa
con due borsone
in mano
di cuoio nero
Sull'altro marciapiede

Non saluta
o sorride
Capita solo d'incontrarla
davanti al Palazzo del Conte
Cosa faccia
da queste parti

ANCHE PARIGI E' ORMAI LONTANA

Mani trasparenti
velate
sfogliano
con gli occhi
pagine di un libro
Stampato
con il respiro di un bambino
appena nato
Una copertina azzurra
disegnata lieve
ricorda i mosaici
di San Marco
a Venezia

IL 68 DELLA SUORA

Vola veloce
la suora
Pedala con gusto
in senso contrario
E' già passata

Una grande foto
in bianco e nero
nel cestino
della bici:
El Che

Chissà perchè
Via Beato Pellegrino
è piena di sorprese

SARA' UNA ESTATE AFOSA

Oggi piovizzica appena
Si ferma la goccia
come se fosse nebbia sbagliata
sul pelo
di goffe pelliccie
Le Vecchie del centro
senza memoria
lente
vanno al Carmine

Portano una confusa offerta
nella cassettina

FISCHIO DI RAGAZZO

Ho il dubbio
sensazione sgradevole
di trovarmi
all'ingresso di un cimitero
Appena scorgo qualche macchina
ferma
I grossi alberi
neri comprimono questa piazza
che di giorno
è così bella
Nessuno passa

QUEL LIBRO DA SIGNORINE

Perdersi
confondersi
espatriare da se stessi

Così è l'amore
guardando il tuo volto
Emozione del cuore
che batte-batte
ecco s'inceppa
quasi si blocca
Seppur girata
di schiena
vedo ciglia nere

INSONNIA

Non c'è musica
di notte
piove appena
Dall'ultimo piano
toccando il cielo
quasi
A mezzanotte
anzi dopo
c'è del rumore
giù nel cortile
Barattoli
inservienti
un gatto che salta
tra sacchi di rifiuti

PASSO POI

Disordinati i libri
sui tavoli
all'ingresso dell Festa
Per dirmi cosa
non so
Mi ha fermato il respiro
Malizioso lo sguardo
è passata veloce
vendicativa
svelta come il tempo
dentro l'orologio

SENZA PERDERSI ANCORA

Slaccia
accarezza
nervosa
i capelli
senza pace
Lunghi
lisci
bagnati
Di corsa
è fuggita
da sotto la doccia
Volto severo
senza sorriso
Veloci sui fianchi
corrono le mani
Stupore
desiderio continuo di esprimersi

CINZIA NON C'E' PIU'

Quest'anno
nessuno ha visto
Cinzia
Sorriso difficile
dopo un pianto nascosto
capelli fintamente trascurati
e tesi
come il suo aspetto spaventato
Chiesi di Lei
la prima volta
" Ma come non sai

MOZART BAMBINO , NELLA STANZA ACCANTO

Lacrime piccole
tante
fragorose
di prima mattina
Bianchi guanti
di mani bambine
buttati sul divano
Basta rumore
candele spente
fumano lunghe
C'è puzza di cera
Singhiozzo strozzato
inconscio desiderio

GHIACCIO PER TERRA

Alla Messa di mezzogiorno
pesanti pellicce
lunghe sino al selciato
Le Signore del Centro

Immobili al sole
imprigionate
da pantaloni elastici
stivali neri
lacci incrociati
sfidano sorrisi
Le ragazze abbronzate

LA CAMERETTA DI VIA B.PELLEGRINO A PADOVA

Rimpiangi il Natale
Le Feste perdute
Sei stato bambino
Povero
anche
Di notte
la mamma
quando dormivi
faceva i dolcetti
friggeva
Friggeva le cresce
pezzetti di pane
Tutto nascondeva poi
vicino la rola

IRREQUIETO CORPO IN CERCA DI EMOZIONI

Mani asciugate
trasparenti
Sapore di sale
dell'acqua di mare
Volte al cielo
congiunte
come in preghiera

Meno brilla il sole:
bruciante
la tua pelle scura
neri i capelli
Sorridi
Poi ridi con tutta la bocca

LA SIGNORA DEL CORTILE

Senza più
la cadente scala
Nemmeno il ricordo
del glorioso albero

C'era un'ombra
però
discreta
Nessuno vide
l'educato passo
indietro

Riconobbi il basco nero

Quel fumo
bianco e sottile

NON E' ANCORA MATTINA

Si lagna
piange
soffre

Il mendico
senza gambe
tende il moncone
sul cartello appeso al collo
sta scritto:
ho fame
pietà
ho bambini....

Proprio davanti al Carmine!

Con tanto freddo
in questa Piazzetta

SOLO UNA PAGINA ANCORA

Sfogliato
daccapo
alla fine
Tutto di corsa

Ho letto
pesato
Che resta?

Speranze
pensieri
nascosti
nelle pieghe immaginate
di questo libro
così curato
invece

Una vuota confusione
Vaga

L'ISOLA DI SAN GIACOMO

Dove sia scritto
non trovo
l'Isola che non c'è

A Piazzale Mazzini
angolo Via Petrarca
sul muro
sopra quel baretto scuro
come rifugio alpino
una pietra ricorda

Al frettoloso passante
incupito

SOLO SOLISSIMO

Nero
cattivo
Aspetta
l'inganno
nel buio
Nascosto
Lungo
infinito

Dietro le imposte
qualcuno trattiene il respiro

Tutta la Via è ferma
attende l'imprevedibile

E' la strada
dove corrono gli studenti

IL REGALO SOGNATO

Occhiali rotondi
leggeri
Capelli lunghi
arruffati
Vestito
Così

Sopra il cappotto
al petto stringeva
come genitore
una custodia

Dentro il violino

L'ho visto uscire
dalla bottega del restauro

DAVANTI AL MALDURA

C'è un angolo
di fianco alla Wiennese
Prima delle sette
un affarino
vocina quasi di bimba
Si scusa

Nel freddo
col buio
il fiato galleggia

Dove si trova Palazzo Maldura?

SENZA TENERE LA DESTRA

Con la testa
non so dove
passava
al centro strada
una suora qualsiasi
Pedalava con rabbia
diretta forse
al Carmine
Sembrava
girassero al contrario
come per dispetto
le ruote
quasi volessero

SCIOCCA BUGIA ANCHE DOLOROSA

Con la morte
non si scherza

Perchè
quei fiori usati

Piccola pietra
scordata
Solo coperta di muschio
vicino al muro
di cinta

A Montparnasse
non so perchè
qualcuno
ha inscenato
magari

VICINANZE

Lunga notte
silenziosa
pure
Piove

Polverosa aria
scende per terra

Quel viale
a Villanova
sembrava dipinto
Colori disordinati
Le foglie quasi reggevano
gli sfrondati alberi
fasciati di muschio

L'ULTIMO FLOP

Solo un guaito
lungo
supplice
umano
Immobile giace
Nel buio
il ciclista
è scappato

Stesa ai miei piedi
calpestata
Fibi
ha finito di giocare
correre
con le orecchie al vento
fare la pazza

SAPERE CERCARE TROVARE

Mozart
Non stride
educato
Mortale
m'assale
sul collo
avvolto dalla sciarpa rossa
le ferree dita
stringono
stringono sempre più
Il fiato manca
incerto il passo
tutto me stesso
appoggio
alla colonna del portico

PICCOLA FAVOLA

Operaio sempre
Fiocco grosso
Spirito anarchico

Alto
diritto
fabbricava birocci
Arrivarono poi
carretti costruiti
industrialmente

Giocattoli in legno
nonno Alfredo
allora fece
Dipinti
esposti e venduti

COME A PLACE PIGALLE

Raccolti
alla meno peggio
scendono
lunghi i capelli
di Silvia
Sui fianchi
Sulle spalle
Volano
Rosso tizianesco
Scivola accanto
fumando con gusto
la sigaretta della pausa
Bianco leggero
come cornice

VITA BASSA E PANCIA SCOPERTA

Spalancata la finestra
quarto piano
ore cinque
Bianco sporco
entra nella stanza
bagna quadri e mobili
Questa nebbia
mi lava la faccia

Adesso
gli altri
il mondo intero
dove amano
uccidono

ARIA DI NATALE

Qualche parola leggera
chiacchieretta
di primo mattino
Da dietro il bancone
si appoggia
sui gomiti
Non convinto
sorride
Vaghe cose
di tempi lunghi
confusi
La doppia W dell'insegna
ebbe una stupida storia

Syndicate content