dario.petrolati's blog

VITA DELL'ALTA

Qualora
si avverasse il desiderio
ignoto
a questa Comunità

In agosto
a La Festa dell'Unità
mancherà il sorriso
leale
pulito
pieno di dignità
che quella Signora
regalava
anche a chi non sapeva

GIOCHI BUGIARDI

Elastica
stende lunga
la gamba
tutta fasciata
da jeans
stretti all'impossibile
Balla un tango

Vecchio disco
di orchestrina ferrarese

Musica semplice
soliti movimenti
riproduzione mentale

SARA' UNA SETTIMANA LUNGA

A piedi
presto
come al solito
qualche mattina
me ne andrò
in Via del Padovanino

La vecchia gloriosa
Storica Sede della C.G.I.L.
è ora occupata
dall'Università

Serve

Non provo nemmeno

GOCCE DI SANGUE VIRTUOSO

Sono state tre notti
tre giorni
Unico sfogo

Fioca
rosa
diffusa solo nella mente
una lucetta del comodino
coperta quasi
da rosse mutandine
ricamate
con fiocchi neri
Lucidi
come lacci zigani

ACCADE , IN MODO VOLGARE PERO'

Troppe
tante
sono troppe
sempre

Sapevo
sentivo
temevo
Ho dovuto difendermi
tacendo
mortificato

Sentimenti
pensieri
sensazioni
imprigionati
nascosti

Come per vergogna

Era da Vasto

DONNE

Enorme la pancia
di Leidy
Ampio
bianco di più
generoso
colto
il laico sorriso
Si aggira avveduta
leggera
Sfoglia libri
come odorasse fiori
a La Festa de l'Unità
questa giovane
bruna
signora cubana

L'ULTIMO DI CARNEVALE

Giocare a nascondino
sotto il portico
prima che venga buio
Senza guinzaglio
Fiby ha capito tutto
Fugge
corre
volano le orecchie

Felice
ha scordato
i brutti sogni
che Riccardo
garantisce

OCCHI MALIZIOSI

Claudia non sa
di essere tutt'uno
con la splendida esposizione
di libri
nella vetrina
che sempre mi attira
stupisce
stordisce

I colori
le superfici sfruttate
nulla è lasciato al caso

DI CORSA LA VITA

Saluta con gli occhi velati
non tristi
Severi
scuri
bellissimi
Mistero e profondo passato
magari un sorriso
solo pensato
La scura pelle del volto
combinata alle agili dita
Una frangetta appena accennata

LIBRI DEL CUORE PERDUTI

C'era
c'era
pareva ci fosse davvero
Solo un attimo
un pensiero lievissimo
senza prezzo
Sulla bancherella
di un giorno dispari
nel mercatino
dello sperduto Veneto
Vandea pesante
dopo la ricostruzione del Paese

LA VOCE DI VERONICA

Nessuno udì
Nessuno vide

Solo vomito
tanto
misto
Sporchi baci
restituiti di corsa
Nascosti con vergogna
sotto la panchina in legno
del vecchio cortile
in periferia

I biondi capelli
lunghi

LA VOCE DI RICCARDO

All'ora di cena
telefona Riccardo

La delicata voce di ragazzino
educato
con la erre
e qualche altra consonante
dimenticata per strada
mi legge
come in un soffio
l'ultima poesia

L'ha scritta e firmata

TELEFONO MUTO

Sento
il tuo elegante respiro
Non dice parola alcuna
la voce
Sa di sigaretta
ancora
Il profumo delle tue nere
lunghe ciglia
umide appena

Trattieni a forza
un gonfio pianto
Arriva il sorriso

PENSIERO DA UN AMICO

Senza nulla aggiungere
consegno
quanto mi ha dato
un giovane
Mio nuovo amico

Appuntamento da Picasso

" Sombrero rouge andante
che porta a spasso
occhi
troppo sinceri
da dover essere coperti

UNA DOMENICA QUALSIASI

Oggi nell'aria
sento qualcosa
Chiara
solare
Nessuno vede

Una finta luce
grigia
acciaiosa
illumina il marciapiedi

Intere famiglie ortodosse
si trascinano
alla chiesetta dai portoni tarlati

NEL SEGNO DELLO SCORPIONE

Batte le ciglia
rapide
nere
sveltissime
bambola ferrarese

Bianchissimi denti
perlacei
come finti
E ride
sorride
Voce aperta
a mille intese
Vocali da radio

La fortuna del mondo
sguardi

LABBRA DI PUTTANA

Metà
La porta a vetri
semi aperta
basta quel tanto
tutta la piazza invade
Profumo di caffè
ghiottonerie

E' ancora presto
prestissimo
S'alza la nebbia
tra poco
pesante
bianchissima

Avrà trent'anni

PAUSA DELLE DUE

Macchine di Polizia
ferme
a Piazzale Mazzini
A pettine
come per un blocco
o incidente
C'è qualcosa che non va
non capisco

Poco importa

Camminano svogliatamente
distratti
militi e addetti comunali

LA BAMBOLA DI LEDA

Gioca sotto l'ombrellone
pettina
accarezza
falsi capelli di stoppa
Fisso il sorriso
bambola di pezza
fatta di stracci
segatura

Cuore non ha
dipinti gli occhi
inespressivi
Filo nero
cucito

PARIGI ALMENO DUE VOLTE L'ANNO

Servon tre giorni
prima
E camminare
A primavera almeno dieci
Notti comprese

Parla
sorride con astuzia
sposta di fretta
i capelli dalla fronte
Consiglia
beve il caffè
morde la tazzina
Pare

APPUNTAMENTO DA PICASSO

Venezia:
grani di sale
sui pontili
Aria tersa
rosata
tutto un cantiere
Restauri ovunque

Disponibile
tutta la Città
Come ragazza fresca
a primavera

Raggi di sole
ombre
calli dormienti

LA LUNA DIETRO LE SPALLE

Ombre
lunghe
schiacciate
sotto l'arco
di Ponte Molino
divise per due

Volge a sinistra
il pensiero triste
verso Via San Fermo
Sciacqua la testa
nella gelida vasca
dell'acqua nervosa
davanti al negozio di fiori

NON E' UN NOTTURNO

Quegli enormi
occhi neri
struccati
bellissimi
stregati
bisognosi di riposo

Il fumo della sigaretta
il vento che tira
dietro l'angolo
ancora mal di testa

Tenti di sorridere
Una fumata dietro l'altra

ACCADDE UN GIORNO A PARIGI

Ciao
nella sua mente
Ciao pensò
Un gesto a metà
solo con la mano
Dietro la finestra
al settimo piano

Era l'addio

Addio da piangere
con l'anima
il cuore
Foglie secche per terra
rami nudi

IL SUO NOME NON ERA CARMEN

E siccome era sposata
ed aveva una bambina
mai dissi ad alcuno
il suo vero nome

Mi aveva amato tutta
un'intera notte
Sempre i nerissimi
lunghi capelli
sciolti
sul mio sudato viso

Parole-parole

PIOVEVA QUEL GIORNO SU PARIGI

Tondo quasi
lavato per bene
bianco e liscio
Trasparente
come gli occhi di una madre
Quel sasso

Sotto l'arco del ponte
accanto a Notre Dame
tanta acqua lo accarezzò
schiaffeggiò
Ma non si mosse

TI PORTERO' A PARIGI

Dopo il sole tramontato
al tredicesimo scalino di Montmatre
alle sette del pomeriggio primaverile

Ci saranno
come a Padova
ragazzi e ragazze che corrono
su e giù
ridendo
fotografandosi
abbracciandosi

STORIA DI UN GIORNO

C'era quel sole
d'agosto lontano
La gente rideva
sotto gli ombrelloni
I bambini facevano buche
La passerella in legno
dell'Hotel Regina
aiutava gli improvvidi
a non scottarsi i piedi
La sabbia era bollente

MADAME BOVARY AL MASCHILE

Improvvisamente
così
ed anche scioccamente
vennero gli anni
Quelli che pesano

Girata la pagina
due righe dopo
appena
tutto bianco
Un segno ornamentale al centro
diritto
oppure discontinuo

NESSUNO SI ACCORSE

Brilla
luccica
bianco
argentino
il pescetto
sulla deserta riva

Arriva Plotino
coi suoi pensieri
Schiaccia superbo
l'ultima speranza.

Padova 2 febbraio 2007

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