dario.petrolati's blog

CI VUOLE UNA SPINTA

Lo scorrevole cancello in ferro
è di nuovo chiuso
Poche macchine in cortile
Le ferie son finite
Non c'è tanta voglia di ridere
Mi pare
Ci guardiamo poco volentieri
non ci riconosciamo

C ' ERA LA GERMANIA

Separati
da scambievole paura
volgemmo lo sguardo
alla foce del Danubio
Il piede affondò
sassi gelati dall'acqua veloce
A sinistra
lontano
dai monti etranei
cadeva un aquilone
senza colore

SETTEMBRE CHE ARRIVA

Vuoto
come non mai
stamattina
Piazzale Mazzini
Oddio
Pare quasi sia passata
una guerra vigliacca
di nascosto
senza feriti o morti
lasciati per terra
Duole forte questa luce
ghiacciata
Blu notte siberiana

C A R O R I C C A R D O

Quando da grande
sempre con la erre moscia
un attimo
per caso
mi ricorderai
Sorridi
Come sai fare tu
Mi piacerebbe conservassi
un'immagine sfocata
come quando rimprovero Fibi
chè non ha fatto i compiti

IL GABINETTO DEL DOTT. CALLIGARIS

Lacrima rotta
cristallizzata
spezza la luce
Non vuole cadere
Rifiuta il cervello
L'immagine estranea
corrode
arriva sgusciando
coperta
da granelli di sabbia
A mani nude
stropiccio l'occhio

LE DITA AFFUMICATE DI RAVEL

Vaga nell'ombra
sbatte
ritorna
fugge
si perde nei tappeti
Sola
è la viola
Presa per mano
dal tasto nero
pigiato prima
da Maurice
E' l'Abanera
Fuori
Barcellona brucia
C'è peccato nelle chiese di Gaudy

ERA PRIMA IL PONTE DI MIRABEAU

Sembra più alto
lo scalino
Giù
scorre la Senna
porta via L'Atalante
sino ad Ancona
E' Carnevale
Grosse ruote
sotto la chiglia
corde bagnate
salate
ne fanno un carro
Tirano caramelle
risate in lingua dimenticata

P A U S A D I V I T A

Dopo aver salutato
già una volta
ritorni indietro
Ripeti Ciao
e scappi
Prima di arrivare al cancellone
ho la conferma
che quasi ti saresti fermata
Aspettavi da tanto
Ti piace ricordare
parlare dei giorni

M E M O R I E

Quasi strapperei
queste pagine
La copertina
colorata in giallo
di Albe Steiner
Scarabocchi concentrici
di quando eri bambina
Non è possibile
Da Milano a Torino
sino a San Benedetto del Tronto

A DIO SE VUOLE

Rozza
a sinistra
anzi no
a destra
La pietra enorme
senza nome
un fiore
indica
dove giace
ciò che non è più
Era un tempo
il ragazzo biondo
Si credeva bello
intelligente
Dopo il Viale dei Cipressi

UN FIORE BIANCO PER ANNA

Di prima mattina
quando ancora la città dorme
Anna posa la bici
quì nel cortile
accanto al muro
" Vado via
sono venuta per salutarti
Sabato parto "
" Anna
ma come
così
tu ? "
L'abbraccio

IRIS NEL SOGNO

Tutta contenta
pareva
Grata
ancora in piedi aspettava
Stupita
seria
piena
L'angolo della camera
con poca luce
solo il letto mostrava
tutto disfatto
Iris accarezzava la pancia
ancora bambina

COME SE FOSSE .......

Tanta grazia
lunga come il palo accanto
Marcava il tempo
Sembrava
Leggeva invece
In piedi
Coi Jeans attaccati
slacciata molto
la camicia bianca
Aveva in mano un libro
Rumori
passanti
non esistevano

PROVA SBAGLIATA

Ha insistito troppo
Non voleva vedere le pieghette
Sul collo c'erano
altrove pure
Ma come
Così?
E' quasi cattiveria
incomprensibile
Sono passati gli anni
anche per noi
E c'è chi muore
Sta steso sul letto

SALINE LONTANO

Ecco ricordo
la finestra è aperta
Oscillano luci
su e giù
Colline piccole
poco più di due
Le Saline di Senigallia
Dicevano:
una volta c'era il mare
se scavi trovi conchiglie
Aravano con le dita

ORAZIONE MATTUTINA

Pergolesi e Spontini
Mi chiamano piano
Ancora il buio
avvolge la periferia
Incerte
con fiacca
si spengono le ultime luci
Figure rapide
tagliano la strada
Sono gli esuberi
di questa società

RACCOLTA DI STORIE SBIADITE

Lire al massimo 30
nome incomprensibile
cognome scomparso
Pasquato o
Pagato
firmava
E sopra metteva un timbro
garante
Statuto dei Lavoratori
espresso nel 1950
Era la sede legale in Roma
Via Paisiello

OPERA 65 PER PIANOFORTE E VIOLONCELLO

Segreto
pianissimo
attorno al Carmine
Aria sonnambolica
brucia il catrame
ancora
Sparso la notte
prima
Senza commento
strazia
lusinga
accarezza
pare mano di mamma
Io chiedo
tendo le mani

BO RETTORE

Da Ascoli
per Urbino
partiva a date fisse
Al ritorno
mi saltava al collo
Sempre così
Zingara
sino in fondo
all'anima
Nei vicoli mentiva
per le stradine anche
Nuvole finte
leggere
abbandonava sui colli

1 NOVEMBRE 1775

Pregato che fu
al Convento do Carmo
Maya restò sola
Chiusa dentro
in ginocchio
pianse
Strinse le mani
senza più giungerle
Profumava di morte ingannatrice
l'amore violento
Sale di spiaggia

LIRE 6.860

Padova-Roma
andata e ritorno
Viaggio del 7-9-1963
per visita specialistica
di cura Idropinica
Era un lavoratore identificato
con nome e cognome
appartenente ai poligrafici
Addetto ai quotidiani locali

QUELLA VOCE PIU' NON ODO

La mattina
su Radio 3 dalle 6 in poi
per tre quarti d'ora
udivo Anna Menichetti
Musica colta
da poltrona in prima fila
come al Carignano
quando Maria Grazia
m'insegnò l'ascolto di Pollini
La strada

O.F.

Oggi è morta
Sarà una cerimonia privata
a Firenze
Sua città natale
Odio
rancore
solitudine
dolore
Ho risentito la sua voce
in una vecchia registrazione
Piangeva la perdita di Panagulis
il Suo uomo

REGISTRO DI CASSA ( luglio 1958 )

Nomi e cognomi
Scritte insicure
tremanti
Numeri
Somme e divisioni
erano lire spedite a Roma
per fondi pensioni
malattie
assegni familiari
vecchiaia
invalidità
Cinquanta fogli rilegati
con righe

UN AQUILONE NEL CIELO

Oggi è il primo giorno di scuola
Protetti dalla rete
bambini e bambine
nel giardino giocano a palla
si rincorrono
gridano allegri
Qualcuno si fa male
piccoli graffi
Domani sarà uguale
Libri e quaderni

ANNA NON SI TOCCA

Anna ballava
all'angolo del Carmine
quando la neve gelava
anche i pensieri
Dalle vetrine della Viennese
la gente guardava
a bocca aperta
Il sorriso degli occhi
la voce impostata
come La Figlia di Jorio

PICCOLA STORIA DIMENTICATA

Sento fiocchi di neve
cadono svelti
sopra i coppi
Sembrano giochi
dispetti astrusi
mani di bimbi
raccolgono
cumulano
fanno pupazzi
Una rossa sciarpa
avvolge il manico di scopa
volta al cielo

2006 ANNO NUOVO

Riprenderò i colori
qualche pennello
Potrò così
parlare del mio mare
giù a Senigallia
in mezzo a tanto buio
e vento freddissimo
Non c'è nessuno in giro
lungomare deserto
Rotonda in perenne cantiere

ERA STATA UNA FOGLIA VIVA

Dopo troppi anni
lieve
senza nervature
timido colore
una delicatissima piccola foglia
ho ritrovato
Schiacciata tra pagine sottili
nel vocabolario di latino
rabberciato malamente
Avevo cercato un fiore qualsiasi

INCONTRO

Non era che caligine
Anche il Carmine
dal cavalcavia non si vedeva
Scomparsa addirittura
la Cupola
disegnata perfetta
Una parete di seta bianca
taglia a metà
Piazzale Mazzini
Sembra un proscenio

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