PROFUMO DI FUMO

Bizzarro è l'aggettivo
mi frulla in testa
di continuo

Nascondo angosce
sorrisi
strette di mano
sempre ripetute

Dimenticanze
saltelli per le scale

La casa brucia

Via Petrarca
sino a Ponte Molino

LO STRANIERO

Nella notte
umida e scura
nemmeno un cane
attraversa la strada

Accucciato sullo scalino
di un vecchio portone
scanso un avanzo di vita

Sarà un curdo
un pachistano
non so
Di certo un estraneo

CAPORALATO DUEMILA

Appesa ad un filo
la vita dei senza nome

Mani spaccate
sporche
di sangue e lavoro

Sotto i portici
nascosti
nel buio
Aspettano un furgone

Corrono ai cantieri
Lavorano lontano
sparsi
per periferie

ALLA WIENNESE C'E' SEMPRE LEI

Sotto il vestito
nulla

La tazzina di caffè
alle labbra

Mi ha puntato gli occhi neri
addosso

In un lampo
senza parola alcuna
un sorriso profondo
ha mostrato i bianchi denti
forti
come di chi mangia carne cruda

ALLA SOLITA ORA

Notte
ancora per poco

Superato il semaforo della SAIMP
dov'era una volta
la Fornace Morandi
si spengono le luci di città

E' questo il confine
di periferia

Quando arrivo a Piazzale Mazzini

ALLA WIENNESE

Lunghe caviglie
lunghissime
strette come punte di spilli

Bianchi pantaloni
fianchi
coscie
nascondono forme
Come Nausicaa

Perle strette
uguali
rubate agli abissi
i suoi denti

Non suoni

HO CAPITO

Stamane non c'è fila

Complice l'umidità
appena si scorgono
le facciate e i tetti

Immagino
la Cupola del Carmine

Dentro la Wiennese c'è Lei

Un vestito leggero
bianco e sottile
Traspare arrogante

LA VOCE DI CLAUDIA

Sfoglia
disegna
pare

Accarezza libri

Lunghe dita
esagerate
Come farfalle
sfiorano l'aria

Muta
la voce
racconta storie
avventure
passioni
terre lontane

Nello sguardo
dal fumo nascosto

IL CORTILE INDIFESO

E' deciso
esigenze strutturali
edificabilità

L'Albero
verrà abbattuto

Troppe foglie per terra
ombra
quanta
Fra mattoni e cemento
il suo diritto di esistere
non ha più senso

Dà fastidio

LE SIGNORE DEL CENTRO

Pallide
più della morte

Alte
sino a toccare gli archi dei Portici
Uscite forse
dall'Antologia di Spoon River

Eleganti
negli abiti scuri
fanno la spesa
tra i banchi delle Piazze

Torneranno a casa

IRENE PERCHE'

Una manciata o poco più
di segatura asciutta
Due secchi d'acqua

Ti sei portata via così
ansie
sorrisi e ricordi
I vestiti stretti e vivaci
il colore della tua voce
il mondo tutto

In quella macchia sola

IL GHETTO

Nel vicolo
umido e solo
piange sommessa
una viola d'amore

Porte e finestre
non si aprono più

Ho creduto di vedere un'ombra
discreta

Nessuno calpesta il ciottolato
Non bici
una scarpa

ATTORNO AL CARMINE

Questo cielo

Le nuvole
mi paiono strane
minacciose
Sempre più grigi
i muri della Chiesa

Piccioni in fuga
scappano a Venezia

Solo io
quì
Guardo intorno

Tenebrosa
bellissima
tarda la Città

IN CITTA'

Sotto i Portici
di Via Beato Pellegrino
c'è pure un bar Tavolacalda

A mezzogiorno
i muratori
masticano pane e frittata
Mani impolverate
stringono golose
il buon mangiare
Bevono mezzo litro

IL MIO CORTILE

Quel piccolo segno
di lacrima vecchia
leggera
sul volto stupito
la goccia lavò

Notte
Sogni e paure
d'infanzia perduta
la luna nascose

Carpì
una mano
la rosa distratta
Sentì forse
qualcuno

INTRUSO

Girarsi dall'altra parte

Doversi ritrarre
per l'aspetto trascurato
di fronte la Signora della Wiennese
che mi porge compita
la tazzina di caffè

Sentirsi sporco
quando ti passano vicino

Le vedi

VIA PETRARCA

Tanto compita
fianchi larghi
magri
Sorriso
appena accennato
Gomiti sempre stretti
Mani bianche e lunghe
Voce quasi orante
pare

Esagerato peccato
fatto donna

Scende tre scalini
viene in strada

ALLA WIENNESE

Come fosse sognata

Angelo
Demone

La sento vicina
di prima mattina

Scuro il vestito
corto
Lucida
quasi ombra
la Sua pelle
Capelli blu notte
Attende imperiosa
il Suo caffè

Attorno c'è sempre posto

DIARIO QUOTIDIANO

Il pianto nascosto
di un'anima pura
Sino in Piazza del Carmine

Qualche inquieto piccione
saltella
sulle umide pietre
cercando cibo
avanzato

I semafori sono ancora spenti
rare le macchine

PIEGHE D ' AMORE

Più non riesce
il ferro da stiro
a cancellare gli angoli
Tempo e mali pensieri
sulla delusa immagine
hanno scordato

C'erano stati giorni di sole
agli angoli e sulle panchine
Anche baci e carezze

DOPO LA NOTTE D'AMORE

Sorride
nel ventre appagata
e sulla mente

Ora incede sicura

Alta
più della luna

Sfida la Città
la gente si scansa
vede
sente
chiede scusa

Le lunghe gambe di Francesca
le braccia nude

IO LA GUARDAI

Come uno stupido
a bocca aperta
senza memoria

Davanti e dietro
quasi la misuro

Sorride
le braccia porge
giovani
non più infantili

Meglio tirar diritto
verso i Portici

Allora incontrerò

ALL ' ANGOLO DI VIA PELLEGRINO

Ho udito davvero
stamattina presto
il Passero di Leopardi
colloquiare
sfogarsi
con quello di Lesbia

Fermi
sul palo
leggevano
cognomi tronchi
delle ultime morte
del Geriatrico

Locandine povere

IL CORTILE DI VIA BEATO PELLEGRINO 16

L'umida allodola
un nome ripete

I fiori piegati
allungano i petali

Sospesa
la nota
lontano
risuona

Ora attende
mano leggera

Lidi
con sole
che illumini
Non bruci

Come al principio

DENTRO IL GHETTO

A Pasqua
c'era un vuoto assurdo

Solo due vecchiette
bisbigliavano sul marciapiede

Nessuna porta o finestra
pareva aprirsi
ed anche il sole avaro

C'era sapore antico

Ieri mattina
di fronte al Toscanelli

NUOVE PROSPETTIVE

Gli angoli e i tetti
sempre gli stessi

Col nuovo cristallino
pare di essere altrove

La prima volta

Scopro suoni e sorrisi
voci solari
Anche se
le luci dei lampioni
si stanno spegnendo

ANIME IN FUGA

Come dodecafoniche note
picchiano i tacchi
alti
sottili
l'antico selciato
sotto i Portici

E' presto
buio
una sola timida luce
in mezzo a troppe nebbie

Ecco avanza
incede sicura
Ora viene

VITA SCORDATA

Dietro tendini
lunghi e stretti

Una volta erano bianchi

Fioca
rossastra
una luce
quasi notturna
Fisso a fatica
lenti gesti
di due figure ignote
anche fra loro

Fra qualche ora verrà giorno

L'AQUILONE

L'ho cercato
anche a Piazza Mazzini

Questo rosso sole
s'infiltra nelle antiche mura
Pare lo stesso
di troppi anni fa

Si fermava ad Urbino
e scaldava nidi di rondini
sul Palazzo Ducale

Scendevano

SOLI IN VIA BEATO PELLEGRINO

Poche
pochissime ombre
s'incrociano
mute

Schivano
ogni improbabile
fastidioso contatto

Piccoli rumori
assorbiti
sotto i Portici

Svogliata
la vita
fatica

Non sa ricominciare

Il rintocco verde

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