AL CENTRO STUDI DI VIA PELLEGRINO

Non odora

Anzi puzza
puzza solo

Pensiero leggero
fastidio
desideri sempre

Piange pudica
la pagina in terra
tra foglie ed avanzi

Due
od anche quattro
tentativi di versi

Era una poesia educata

IL BAR DI PIAZZALE MAZZINI

Desiderio incoffessato di toccarti

Bracciali
anelli e collane
Oro di Valenza
tutto addosso

Cleopatra
tra palme del Nilo ed aromi
Bevendo ai tuoi seni
in fila
aspetto il turno

Assolate

OGGI HA RIAPERTO LA WIENNESE

Notizie
notizie
Giornali e radio
gridano mogi

Edicole poche
molte case vuote
Esagerata attesa

Dopo il caffè
sollevo la cornetta

E' fatta
Per la gioia torno alla Wiennese
bevo un altro caffè

LO JONE DI PLATONE

Quarantaquattro paginette appena

Nella tasca del cappotto
Dentro una busta
invece di una lettera
c'è questo libriccino

Economicissima edizione
datata 1948
Costava allora cinquanta lire

La Signorelli di Milano

LA BARISTA IN VIA PELLEGRINO

Vestito leggero
nuovo
senza colore

Occhi celesti
rossi capelli
bocca pulita
quasi da mamma

China sul balcone
serve caffè
aperitivi
agli studenti

Sorride senza parlare

Di giorno alle due

VITA DEI POVERI

Non trova nel bosco
l'eremo nostro

Il cacciatore
spara alla luna

Ulula alle stelle
l'arrocato gufo
Sul curvo ramo
quasi spezzato

Le Campane del Carmine
immobili
lontane
ripetono il pianto

VITA DI CORTILE

Questa giornata
di certo ignorerà
le mie emozioni

Notte
sono le sei appena

Pianissimo odo
queste note
che Schumann donò

Clara
lontana
altezzosa

Improvviso
subentra un lamentoso
Grieg

FUOCHI FATUI

Scompare
appare

Indecisa
tremula
come i vetri del Carmine
rotonda

Dell'ultima candela
la fiamma
nella notturna indifferenza
si spegne

Arriva l'alba
pioggerella natalizia
giorno bagnato

ELLA

Ma che pensasse proprio a me
non credo
Anzi son certo

Quella luna lassù
fredda e lontana
senz'anima
senza lucciole

Sulla terrazza dell'ultimo piano
in Via Beato Pellegrino 5
è rimasto in terra un attrezzo

UNA CAREZZA MAGARI

Bucato tutto
il mantice della fisarmonica
per terra
Senza bretelle
note
non suona più

Nessuno ha dormito sulle panche
di Piazzale Mazzini
Solo cartoni zuppi
stanotte ha piovuto
Aria fresca-pulita

GLI SCALINI DI PIAZZALE MAZZINI

Seduto per terra quasi
Un attimo lungo è stato il pensiero

Perdere in Castiglia
la cognizione esistenziale
ritrovarla poi
davanti un libro
in versi catalani

Il fiotto di Tina Modotti
Silenziosa si accascia

CHIACCHIERE DISTRATTE

Come lama di Toledo
questa luce di sole mattutino
Non scalda

Brilla fredda
si stampa sui muri
passa sotto l'Arco
di Ponte Molino
arriva alle Piazze

E' la città
a quest'ora
diversa
da quella che vive a mezzogiorno

LE BANDIERE DEL MALDURA

Tratti di volti vissuti

Sciupate
zuppe dalla sera avanti

Avevano colori

Scordate sui pennoni del balcone

Anche le Campane del Carmine
suonano a vuoto
Sono tutti via

A Piazzale Mazzini manco una foglia

POCO PRIMA DI PONTE MOLINO

Folli dita
forti
nervose

Affogava nella bianca cera
Canova
di mattina
I suoi pensieri
alti come i monti attorno
nella piccola barchetta

Modella degli Dei
una ragazza alta
con fianchi forti

POVERI

Verso la Cupola del Carmine
il volto al cielo
sicura e serena
di corsa

Mi accennò
dei suoi giochi di bambina
in soffitta
al centro di Padova
con le bambole

Provava disagio ad invitare amiche

SENZA TIMORI

Questa forma di vita
è rimorso nascosto
in culla di bambino

Nelle vetrine di Cortina
si specchia la bella mamma

Per le vie si fa desiderare

Frattanto a Padova
il sole
illumina a metà

LA CASA DI VIA BEATO PELLEGRINO

Smagliante
forte sicura

Alessia mi fuma in faccia

Sotto i Portici mi chiama
due volte
Ha labbra senza trucco
sane e forti
Sembra carezzino i bianchi denti

Concede aria alla nervosa lingua

GIOVANNA PUNZO

A Piazzale Mazzini
prima delle sette
ho conosciuto Giovanna Punzo

Vicino l'edicola
osservava le locandine
Mi ha confidato la sua rabbia
le sue letture

Giovanna ha un gatto
che forse comprende

LUCIA VALENTINI TERRANI

Con l'altare dietro
Silenzio terribile
stavi Tu bella
immortale
eretta
azzurra
da Lotto vestita

Rapido
suono di archi
e qualche tromba
schizzò verso la Cupola Maggiore

Col fiato sospeso

PASSEGGIATA FATICOSA

Stretta e bagnata la via
Come biscia il marciapiede

Uno dopo l'altro
Indecisi i piedi
cercano

Un pò di qua
un pò di là
Mi appoggio al muro
come un bambino

Giù in fondo
la Cupola del Carmine

SEGRETO MATTINO

Col sorriso a metà
stampato su gli occhi
attraversa Piazzale Mazzini
credendo di pregare

Secca
Corre diritta fino al Carmine

A Dio sempre promette
l'anima mia

Ricorda il padre giovinetto

LE VETRINE DELLA WIENNESE

Spalancata la porta

Esce

Poggiato al palo
tremante
col cuore in gola
io

A passo di pantera si avvicina
sicura-eretta
Nerissimi-lunghi
lisci capelli

Mi stende la mano
occhi vissuti
bocca educata

SUORA DI VIA PELLEGRINO

Soffocato pianto
solo
disperato

Suorina vergine
sullo sfondo
una sonata di Corelli

Fragili
bianche mani

Era venuta da lontano
paese senza nome
piccola frazione vicino al mare
dietro il Conero

SOSPIRI E SOSPIRI

Merletto veneziano
color rosa confetto

La camicia finge coprire

Come Gilda
Zingara tutta
anche nell'anima

Melodie grida
scenate

Occhi nerissimi
lucidi pensieri
Denti e bocca
non solo per parlare

SARA' UNA GIORNATA VERA

Vola leggera come farfalla
Non tocca terra

Un balzo improvviso
è al centro della pista

Alla Wiennese

Buon giorno-buon giorno
Sa di piacere
di essere desiderata

Tutta di blu
disponibile

QUASI NULLA

Basta così poco
alzarsi la mattina
quando è presto

In giro non c'è quasi nessuno

Senti solo profumi nuovi
rumori amici

Pericolosa
Stupenda la Signora
dalle scarpette rosse a punta

Capelli nerissimi e lunghi

MISSIONE IMPOSSIBILE

Un saluto di prima mattina
per modo di dire
senza senso

Dov'è Francesca?

Passa una suora
a capo chino
Non prega
pensa solo forse

Francesca chi?
Ma io sono del portone dopo
sempre sotto i Portici

CONGIUNTIVO O CONDIZIONALE

Anna sull'uscio sorride

Il libro mi porge
Con accento calabrese
vorrebbe parlarmi
di Sartre e Camus

Così giovane
porta calze da infermiera
bianche
lunghe
castigate

Vestita grigio pallido

UN FIORE PERDUTO

Sotto la pioggia

Informe
schiacciato
senza colore alcuno

Era stato un fiore
portato al bavero con orgoglio

Un garofano forse

Tra gente frettolosa
una spinta
il gambo si spezzò
Leggeri

SILVIA, LA MATTINA

Apre la porta

Le sue lunghe gambe toccano terra
Sempre piena di carte
documenti
cose che non conosco

Silvia così
comincia la sua giornata di lavoro

Il macchinone impossibile
ubbidisce ai suoi rapidi gesti

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