LIBRO A PRESTITO

Conto i giorni

Le ore che dormo

Quelle da sveglio

Avrà capito quel passo
sentito
come me
quell'espressione sgradevole

Creduto di vedere
dove nulla c'era

SEMBRAVA MUSICA LETTURA PENSIERO

Se apri la persiana
ed un piccione invoca pietà
non credergli

Non ti commuovere

Magari l'espressione avrà buonissima

Egli già veste l'anima del diavolo

Ti sa solo
triste

TELEFONATA DA TRIESTE

Senza precipua indicazione

Sempre dritto
solo

Ancora avanti
seguendo il profumo delle case nuove
dove una volta c'era verde
covoni trattori
animali
attrezzi da lavoro per i campi

OGGI HO RIVISTO SMILE

Cavoli che roba

Ed io che mi illudevo

Come darle torto
quei capelli
quel volto
le mani inanellate

SMILE ha ragione per forza

Se la guardi
se provi ad ascoltarla
ti distrai

PERSA NEL MAGHREB

Quella mano pallida
come volto di luna tradita
tendi nascosta
non devi sapere
tappi le orecchie

Un'onda più grossa
salta lo scoglio
arriva spezzata
davanti ai tuoi piedi

Ferma immagine

TEMPESTE

Suona un quartetto musica per archetti
Debussi e impressionisti altri

Io non l'ascolto
solo perviene di lontano
mi traversa la strada mentalmente
chè ho la testa piena
di nomi

IMPIETOSO IL TEMPO

Non ci sono bambini
scuse
rumori molesti

Vuoto

Solo la mia Panda
manco una bici

Il cortile scordato

Eppure le mura
le finestre
le pietre sconnesse
il cancellone scorrevole

IL SORRISO DI BERLINGUER

Dov'ero
il sei settembre 1975
quando all'Arena di Verona
gli Inti-Illimani tennero
canti

Non posso saperlo

Piegato un foglietto
consumato
carta grigia riciclata

C'è scritto :

A PONTE MOLINO

Una giovane mamma
ancora ragazza

Coi jeans

In bici da uomo
due sulla canna
guida una fila

Tre bimbi
la seguono svegli
coi loro bauletti
colmi di libri

Nessuno sgarra

CREDEVA MARIA ............

Fosse bugia

Sola pensava

Dove non dice

Irrequieta
forse vede
sa

Nascosta
anche ai raggi di sole

Maria
nome indipendente
abbisogna essere presa

Prigioniera

STRADE E VICOLI

Scende o sale
non vedo

Immagino

Ha programmato confusamente
le sue idee
crede nascoste

Lo sguardo
appena
dentro lo specchio
in ascensore

Ma
si va bene
fa lostesso

Anzi

QUADRI PARIETALI

Era Milano

Ultimi giorni

Prima del 68
in Centro
mi pare ci fosse un alberghetto
lì vicino

Via discreta
silenziosa
quasi da paese

L'avevo conosciuta
in Libreria di Corso Monforte

PACCHI DIMENTICATI

Sono pensieri

Erano lontani e vicini
istinti
sogni
programmi
orizzonti

Foto sfocate
fogli che volano
trasportati
da inisistente vento
dentro il cortile
muto
offeso

Mercoledì

E' STATO

Sarà giorno
brevissimo

In mente
senza te

Una serata
al lume di candela
piatti vuoti

Gelato al limone

Cena vivace

Corde di chitarra
archetti di violino
musica tzigana

LA PROFESSORESSA

Donna

Femmina sino al midollo

Anche cocotte

Vedeva sguardi sicuri
muscoli dritti
rapidi

Ragazzi

Schiaffi
violenza
desiderava

Piangeva poi
perduta
credendosi Didone

LUNA

Indecisa
timida
luna

Non finita

Delicata

Trasparente pare

Senza contorni

Sogna specchiarsi
dentro la Brenta

C'era una volta l'acqua
ora soltanto sassi

Aspetta mano morgana

ORA LEGALE

Confusione
entusiasmo
sonno
frescolino

Siamo tornati agli anni
lontani

Oggi diffusione speciale de L'Unità

Arrivano volti nuovi
ragazze e ragazzi
caricano
scaricano i pacchi

GIARDINO PER I CANI

Tirava il cagnone
e la ragazza civettuola
a fatica pareva chiedere aiuto

Invece si faceva notare

E dopo lei
di primo mattino
a Ponte Molino sul greto del fiume
un'altra ragazza

GIALLO

Era gragario

Vinse sette corse
una con le braccia alzate
il volto stralunato
gioa e fatica

Ci son foto ancora
di quel ciclista
morto da solo in stanza

La solita siringa

A CA' ROMAN

Dentro conchiglie bianchissime
ho visto gli occhi tuoi
celesti

Come l'aquilone di Urbino

Saliva la voce
dal fondo
tra granelli di sabbia
sottile

Seduto sullo scanno
sentivo il sole

OGGI NON C'E' SCUOLA

Gonfia si ferma l'onda

Si fa mirare

In fondo al Corso

Tocca il ponte
quasi

Animali
ramaglie
vanno al mare

Il Misa
La Fiumana
tutta la città ne parla

La stretta passerella

COMPAGNI DI GIOCHI

La figlia del sindaco di Gubbio
aveva indosso una maglietta rosa
tutta aderente
ma non volgare

Parlava piano
sottovoce
e tra i capanni
al mare
se la tiravi per mano

DOPO LA GUERRA

Restò arenato per qualche estate
Vicino al molo
a pochi metri dalla riva
l'arrugginito sottomarino

Divenne un gioco
vuoto e disponibile

Ci buttavamo in acqua
tuffi
schizzi
scherzi

IL FASCINO DI SMILE

Sono cose che non dovrebbero dirsi

Si capisce da quello che scrive

Un punto
una virgola
le basta poco per farsi capire

E' concreta
respira quell'aria di pino
e legge
sa leggere

IRREQUIETA

Se fossi quì davanti
vicino
tanto da potersi parlare

Guardarsi

Ti direi ancora una volta
che il tuo fascino allargato
come la flebile voce
unica pare

La erre scivolata
arrotata

CINZIA

Aperta

Solare
sempre sorride

Parla chiaro
di tutto

Rapidissima chiama

Calata la mascherina
occhiali trasparenti
fintamente posati
di fretta

Servono a gardarla

A PIAZZOLA ANDATA E RITORNO

Sembra un'altra strada

Eppure le indicazioni sono quelle

Tiro avanti con questa luce
alla fine del giorno
prima che inizi sera

Quasi pare tocchi
il pensiero un tramonto

VAGHEGGIARE

Così
come se niente fosse
od anche tutto

Sopra corpo di donna

Dopo il sospiro
lungo
sudato
confusamente desiderato
sofferto

Le mani legate
nei lunghi capelli neri

SENZA VERITA'

Imparata la lingua

Sentita la goccia di rugiada
sapore di cielo montano
addentata la pagnotta ripiena

Ho atteso venissi

La pioggia più forte
ha reso inservibile il libro

IL PORTO DI ANCONA

Ho sentito
visto

Dalla Mole Vanvitelliana
su per Corso Stamira
e tutto il Viale dell Vittoria
i marciapiedi larghi
tutti aspettavano

L'aria era quella

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