PENSIERO SFUMATO

Sarà un nome vero
trasparente
leggero
e bianco

Pronuncierò come preghiera

Canta Patti Smith
nel giardino delle farfalle

Nella rete
un forellino aiuta raggio di sole salmastro
bagna

VOLGARITA' O DOLORE

Fumavano i pastori
tra pini
in riva al mare

Ridevano
parlando antica lingua

Chiamava sottoce
insisteva Antonia

Nuotava sull'acqua di mezzogiorno
agostostano

OCEANO

Ho sentito
come l'onda
sbattere
rompersi
bagnarmi la bocca

Sorrideva David
anche con gli occhi

Le voci leggere
sembrava volessero spegnere
le candele sparse

Alberi
siepi
aiuole

TRIESTE ERA DI LA'

Irene si sdraiò

Complice
eccitata sorrideva

L'acqua bassa
Francesco spingeva il moscone
con furia

Desiderio folle

Negli occhi
si leggeva la voglia
di avere per primo

DOPO PASQUA

Schumann di primo mattino

Soffia la voce

Anna Menichetti spiega
avanti e indietro
pigia l'archetto
violino come malato
soccorre Clara
dall'altra stanza
il clarinetto

Muta la tastiera

PENSIERO VELOCE

Morrò

Magari in piedi
pel Corso
leggendo un manifesto
tutto colorato

Senza fastidi

Rapido

In silenzio.

Padova 25 marzo 2008

FUNERALE DI BARZILAI

Fu semplice
silenzioso
tutto così
com'era stata la sua vita

Pochi amici distratti
serrande del Corso
a metà
fin che passava

Poi tutto ricominciò
come prima

Il giovedì

FOGLIA SECCA

Giace schiacciata
a pezzetti

Era un colore vitale
segna la pagina dispari
adesso

Tempo lungo
passato
sconosciuto

" Il Panegirico di Traiano "
da quando ha conservato
non saprò

TEMPESTE

Non era Maria madre di Dio

Capelli lunghi nerissimi
come gli occhi

La pelle tutta
lucida profumata
caviglie sottili
come atleta

Sotto l'arcata del ponte
sul Tronto

BRUTTA

Ciclopica montatura
spesse lenti
caviglie gonfie

Non ti avevo riconosciuta

E fumi ancora
trascini uno sconosciuto
in parvenza di ballo
lento
lungo come tango

Sotto la pesante gonna

LE COSE NASCOSTE DI ANNA

E fuori piove
moltissimo

Ho chiuso il libro
che mi ha regalato
con dedica
ad inchiostro

Riletto di Alain Robbe Grillet
e Paul Morand
e Zero di Antonioni

Chissà dove sarà

25 GIUGNO 2005

Meglio un giro di ballo
svelto o lento che sia
piuttosto di un libro

Immagini
sacre
profane
basta un semplice segno
colorato
o in bianco e nero

E' uguale

Largo sul muro

SMILE DEVE SAPERE

Ho ritrovato su un pezzetto di carta quadrettato:

data incerta
pare un quattro aprile
di quale anno non si sa

Occhi lucidi
i tuoi
rossi di pianto trattenuto

Gridi
disperata:

PRIMA DI NOTTE

Vicino la finestra
leggevo Caproni

Credevo ascoltassi
odorassi l'acido profumo
del porto di Ancona

Quasi vedevo i bianchi merletti
le camiciette orlate
che Zia Lina portava

LA CENA DEL PASSERO

Credeva Franco
di fumare ancora

Sparsa la cenere sul pigiama
sorriso aperto al cielo
seduto come un masso
sulla panchina del cortile
in Ospedale

Quando l'ho chiamato
ha avuto paura

PAZZA

La mano mi prendevi
delicata

E dolce

Così ti accarezzavi
il seno

Come vergine coppa
posavi

Sino a mezzogiorno

Pensavi

Occhi celesti
fresche
giovani labbra

DOMANI SARA' AUTUNNO

Insipido caffè
del bar di periferia

In fila
davanti al bagno
assonnati camionisti

Dopo riprenderanno i viaggi

Quasi chiedo un passaggio
a chè qualcuno
mi riporti giù
a casa

LUNGO ADDIO

Indecisa
stesa
timida quasi

La goccia di acqua marina
brilla

Al raggio di sole agostano
non si rompe

Schizza
qualcuno rompe l'incanto

Apro la bocca e bevo

Lontano

MUTANDA

Più nulla senti

E' questo
un inverno freddisssimo
Lacrime contratte
tese
lucide
fondi di bottiglia

L'ultima passeggiata
breve
dalla Chiesa al Cimitero

Abbracci distratti
frettolosi

ANIMA IN PACE

Le Rivoluzioni non sono terminate

Sino ad allora
non saremo tutti uguali

Dovrà essere
una Rivoluzione Magnanima

I promotori
da parte

Sarà una scelta di Popolo

I Boia smetteranno

CONFESSO CHE HO MENTITO

Quella sassata
rapida e vigliacca
bucò le ali
a la farfalla
tanto che cadde

Eran di fucsia
i suoi colori
e nella notte
solo la Cometa
vide

Tacque però

RIVE

Gettata a mare
Maria
la barca volse al cielo la prua

Vele strappate
c'era la Bora
girò su se stessa

Poi giù negli abissi

All'ombra del Conero

Faceva caldo
bisogno di mentire

IL TEVERE SAPEVA

Dopo Ponte Milvio
poco più avanti

Una stradina chiusa
in salita
senza nome

C'era un cancello aperto
la villetta coperta di glicini

Gloria aspettava

Bella
bellissima

ALLA STAZIONE

Sempre
c'era una mano

Leggera
toccava la guancia

Col sorriso pulito
cacciava il dolore
mai prima sopito

E venne l'inverno

Deserta la stazione

Lucidi binari

DOMANDA

Questo bellissimo sole notturno
infuocato
nel cielo bagnato
pare scoppiare
gronda sangue del Golgota
senza sbafi
perfetto

O la luna possibile folle
amica dei mannari

PAUSE DI LAVORO

Forse

Perchè manca
quel misto di sortilegio antico
e sarà pure che i portici quaggiù
sono tutti uguali
prefabbricati e cupi
vetro
ferro
cemento

Nelle brevi pause di lavoro

CRONACA

Era un fazzoletto bianco
disegnini
con girotondi di bambini

Si tenevano per mano

Sotto il cuscino
ora
nascosta lama lucente

Finito l'amore
all'alba di periferia
rapido gesto

NON PIANGERE ZIDANE

Pedalata lunga
dopo la Punta del Molo

Prima dell'alba
ancora scuro
vola la bici
tanto lo slancio
ne venne fuori un tuffo
" ad angelo "

In fondo-in fondo
tra granelli di sabbia fina

C'ERA LA FABBRICA

Scappano piccioni

Più non si fermano
tra le macerie

Disordinati cercano
non trovano

C'erano buchi
fili
ostelli
magiche ospitalità
da sempre

Non c'è più la vecchia fabbrica

VACANZE DELLO SPIRITO

Acqua alta
insipida
senza vita

Corpo bruciato

Incontro
vicino al moscone senza remi

Pende la bianca vela
degli apolidi sconfitti

Anonimi tutti

Ci fu
eccome ci fu
un giorno

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