REGALI SGUARDI DESIDERI PENSIERI. LA PICCOLA VITA SARA'

Come due vecchi amici
ce ne andremo
piano
piano

Senza fretta
sficcanasando
in giro
per le zone pedonali

Attraverseremo Ponte Molino
un salto alla Wiennese
Piazzale Mazzini
Via Beato Pellegrino

CORSIA DELLE APPESTATE

Lamenti
pianti nel buio

Vergognosi
Gialli
di morte

Mamme
buttate per terra
Puzza
di sangue e latte

In fondo
lontano
giù
sabbia e vento
dal finestrone senza vetri
arrivano

Leggera e bagnata

IL TEMPO SI E' FERMATO

Corti capelli
alla maschietta
Jeans fasciati

Statura forte
elastica
ridente

Balla
a passi lunghi
guida la danza
stringe le cosce
Sicura

Giovane

Si può guardare
solo di nascosto
Che ti consuma

UN PANINO IMBOTTITO E COSI' VIA

Copertina blu
come i capelli
della Signora
Carta
debole
incerta
crespata un poco

Foto
in bianco e nero
sfocata
Da dopo guerra

Vicini
un uomo
una donna
Guardano l'obiettivo

LA PIPI' ADDOSSO

Piano
scrivo lento
Penso a ritroso
Mi manca il cappello

Faticano i ricordi
ad arrivare
Il sangue va piano
Confondo

Rido
indifferente
offeso
distratto

In questi giorni
arriva il saldo

LA PIEGHETTA NON C'E' PIU'

Dalla finestra aperta
è volato via
Era il ferro da stiro
mutato in bianca colomba
Ora è lassù fra le nuvole
ed anche più in alto

Stupita
Sandra mi guarda
Sente Riccardo che chiama
sotto in cortile

MADAME ROYAL

Si presentò
con un vestito bleu

Elegante
come la Signora dai Capelli Turchini

Sguardi
finzioni
sorrisi

Dopo le dovute presentazioni
strette di mano
piacere
piacere

L'orchestra cominciò le prove

QUANDO TORNERO' DA PARIGI

Ti prendero' per i polsi
Ci morderemo
leccheremo
come cani picchiati

Odorerò tutto il corpo

Su e giù
mirerò le cosce
divaricate
turgide
dipinte
Sfiorerò
solo
le forti
strette caviglie

UNA NOTTE D'AMORE A KABUL

Alla Wiennese
altrimenti
dove non so
la Signora dai Capelli Turchini
di prima mattina
beveva il caffè

Da troppo non la vedevo
Una sola volta
dopo Parigi
Ricorda Ségolène Rojal
Come lei dona un tocco

APPARENZE E INGANNI DELLA MIA VITA

A mani giunte
in ginocchio
dentro Il Carmine
Sorella Anna

Con le unghie rotte
una buca sulla sabbia
della spiaggia
a Senigallia
Alessandra eri tu

Con un bastone montanaro
dalle parti di Bassano

DISTRAZIONE GENERALE

Mozioni
correnti
Chiamatele come volete

Ad ore stirate
in città
periferia
luoghi sparsi
Non importa dove
nemmeno come
Tutti agitati

Il Congresso
è il Congresso

Seduta
da sola
davanti la porta del bar

VIVERE PER CASO

Scarabocchi
sotto il titolo
attorno
sopra
Segni a biro
di bambino

Per gioco
o per dispetto
lasciò
l'impronta

Distratto
il padre
non si accorse
interessi
bugie
vizi
La testa altrove

NOTTE

Dondolo piano
ritorno
quanto dopo
non so
Si sveglia la testa
perduta nel buio
Vuoto

Nulla
Nemmeno paura
Pensieri cancellati
dubbi
certezze

Sgradevole
lungo
può darsi
Il cervello si è fermato

LUOGHI

Pare dimenticata
Colma di misteri immaginati
fascino
ritrosia
volgarità
profumi

Storta
come una biscia
dalla pancia bagnata

Da Piazzale Mazzini
alla circovallazione
inghiotte
golosa

GIOCHI DI GENTE LONTANA

Carmen
si credeva bella
Sempre
Era la signora più giovane
mamma di due bambine
Anna nacque dopo
prima che Nando morisse

Quel giorno
al fiume Cesano
l'acqua era bassa
pochissima
I sassi tondi

L'ULTIMA PAGINA

Ho chiuso l'anima
che non ho
tra la copertina
e l'ultima pagina

Servirà da segnalibro
a chi
un giorno
coglierà
Il Canzoniere

Perdendosi volutamente
nei Colli Euganei
all'ombra
di un ignoto albero

SIPARIO DUCALE

Allora tremai
Ogni parola stampata
pensieri
fughe
spari

Tutto così buio
grida e sangue
mani tese
tagliate
calpestate
gettate

Urbino
senza più i miei ricordi
Violentata

Solo nascondiglio rinnegato

VITA DELL'ALTA

Qualora
si avverasse il desiderio
ignoto
a questa Comunità

In agosto
a La Festa dell'Unità
mancherà il sorriso
leale
pulito
pieno di dignità
che quella Signora
regalava
anche a chi non sapeva

GIOCHI BUGIARDI

Elastica
stende lunga
la gamba
tutta fasciata
da jeans
stretti all'impossibile
Balla un tango

Vecchio disco
di orchestrina ferrarese

Musica semplice
soliti movimenti
riproduzione mentale

SARA' UNA SETTIMANA LUNGA

A piedi
presto
come al solito
qualche mattina
me ne andrò
in Via del Padovanino

La vecchia gloriosa
Storica Sede della C.G.I.L.
è ora occupata
dall'Università

Serve

Non provo nemmeno

GOCCE DI SANGUE VIRTUOSO

Sono state tre notti
tre giorni
Unico sfogo

Fioca
rosa
diffusa solo nella mente
una lucetta del comodino
coperta quasi
da rosse mutandine
ricamate
con fiocchi neri
Lucidi
come lacci zigani

ACCADE , IN MODO VOLGARE PERO'

Troppe
tante
sono troppe
sempre

Sapevo
sentivo
temevo
Ho dovuto difendermi
tacendo
mortificato

Sentimenti
pensieri
sensazioni
imprigionati
nascosti

Come per vergogna

Era da Vasto

DONNE

Enorme la pancia
di Leidy
Ampio
bianco di più
generoso
colto
il laico sorriso
Si aggira avveduta
leggera
Sfoglia libri
come odorasse fiori
a La Festa de l'Unità
questa giovane
bruna
signora cubana

L'ULTIMO DI CARNEVALE

Giocare a nascondino
sotto il portico
prima che venga buio
Senza guinzaglio
Fiby ha capito tutto
Fugge
corre
volano le orecchie

Felice
ha scordato
i brutti sogni
che Riccardo
garantisce

OCCHI MALIZIOSI

Claudia non sa
di essere tutt'uno
con la splendida esposizione
di libri
nella vetrina
che sempre mi attira
stupisce
stordisce

I colori
le superfici sfruttate
nulla è lasciato al caso

DI CORSA LA VITA

Saluta con gli occhi velati
non tristi
Severi
scuri
bellissimi
Mistero e profondo passato
magari un sorriso
solo pensato
La scura pelle del volto
combinata alle agili dita
Una frangetta appena accennata

LIBRI DEL CUORE PERDUTI

C'era
c'era
pareva ci fosse davvero
Solo un attimo
un pensiero lievissimo
senza prezzo
Sulla bancherella
di un giorno dispari
nel mercatino
dello sperduto Veneto
Vandea pesante
dopo la ricostruzione del Paese

LA VOCE DI VERONICA

Nessuno udì
Nessuno vide

Solo vomito
tanto
misto
Sporchi baci
restituiti di corsa
Nascosti con vergogna
sotto la panchina in legno
del vecchio cortile
in periferia

I biondi capelli
lunghi

LA VOCE DI RICCARDO

All'ora di cena
telefona Riccardo

La delicata voce di ragazzino
educato
con la erre
e qualche altra consonante
dimenticata per strada
mi legge
come in un soffio
l'ultima poesia

L'ha scritta e firmata

TELEFONO MUTO

Sento
il tuo elegante respiro
Non dice parola alcuna
la voce
Sa di sigaretta
ancora
Il profumo delle tue nere
lunghe ciglia
umide appena

Trattieni a forza
un gonfio pianto
Arriva il sorriso

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