OGGI ANDIAMO AL CIRCO

Sui muri di città

Per le strade
manifesti colorati

Dal
al
in :

Arriva il Circo

Fondi gialli di carta
scritte rosse
indispensabili

Si vede da lontano

LARGHE SPALLE

Sciocca espressione
vuota
bugiarda

Senza paura
coscienza a posto
nessun torto ad altri

Il privato è salvo

A ciascuno le proprie cose

E se non ci fosse

ADESSO

Sotto i portici
di Via Beato Pellegrino
all'inizio

Dopo il Kiki Bar
un giardino prigioniero

A volte si apre il cancello

Vedo il verde del prato

C'è la vetrina della libreria

PAROLE SENZA RITORNO

Era un libro di Bataille

La copertina bianca
lucida
con qualche impronta

Distratto

Un gesto insensato
come tanti pensieri
che a volte ci cadono addosso

Subii

Dopo

SENZA CELLULARE

Perchè

Ho creduto opportuno
iniziare così
questa mia

Non so dove andrà

Se basterà per
azzerare le tue preoccupazioni

Chè se debbo contribuire
a complicarti la vita

COME MAI PIU'

Domeniche settembrine
lungo Viale della Vittoria
sino al Passetto

Alte risa
delle ragazze
dalle gambe lunghe
si confondevano
su gli alberi
di Piazza Cavour

Dal moscone
ed anche più su

SOSTITUTO

Incongruenza
essere stato

Libriccino
Adelphi
color rosa pallido

Dodici pagine

Ch'è bello esistere

Tutti assieme
amar
felici

Se le cose stanno così
io
non desidero più

ERA UN DISCO DI VITTORIA MONGARDI

Sembrava protetto
dalla borsetta estiva

Un vecchio semplice disco

Canzonette

Mesto
lo sguardo al Faro

Sola

Cadde per terra

Distratta

Percosse
con sfinito gesto

LA PASSEGGIATA

Nel sole

D'estate
o d'inverno

Pareva caldo

Freddo

Non so

Sentivo

Inquietudini

Musica sacra
profana

Odore di donna

Agar
mi prese la mano

Terra
come tappeto

CLARA CHI ERA

Solitudine

Depressioni
umide

Pesanti inquietudini
notturne

Schumann
suona al suo piano

Dietro la tenda

Nascosto

Compassionevole

Un violino
tiene compagnia

In camera

APPUNTI

Rassegna stampa
bella voce femminile
cavernosa

Per radiotre

Di sinistra-sinistra
eppure mi irrita

Fuori

Ho chiuso in faccia
il cancellone
ad un poverissimo
dalla mano tesa

OCCITANO

Strano

Nuovo

Sapevo
cos'era

Sentivo

Nell'onda
pareva andassi

Violino
fisarmonica

Voce di donna pagana

Il mio nome
soffocato

Tremante pareva

A tratti
venire

Fuggito

TI CONDURRO' PER MANO

Lungo stradine polverose
lontane
piene di bimbi
potrai giocare
confonderti

Toglierai le scarpe
correndo scalza
le piccole tue mani
cercheranno sassi
e come un ragazzaccio
negli stagni

SENZA BANDIERE

Qualche scuro
di vecchio legno
comincia a sbattere
sui muri del cortile

E' presto
forse
ma non per me

Lontano
pare
un rumore di macchine
di tanto intanto
comincia a svegliare

LETTERA A MIA MADRE

Forse
mamma
le tue salate lacrime
secche
analfabete anche

Non son bastate il debito a pagare

Stracciona
nascosta sempre
cosa mangiavi
non so

Hai dato
dato
sempre e solo dato

QUALE FUTURO

Le stagioni delle pioggie
quelle belle pulite
che lavavano tutto

Non c'era schiuma per terra
sono finite pare

C'era una volta il sole
veniva timido
d'estate

Albinoni

PIOVERA'

Sotto il celeste Burka
ho riconosciuto Rita

A Piazza Vittorio
gestiva una vuota bancherella

Bianchissini denti
certo pescati
negli abissi dell'Adriatico

La pelle liscia
scorrevole

LITE

Nella secca ormai
l'acqua s'è ritirata

Resta la bandiera scolorita
zuppa

Divorata da troppi insetti

Rapidissimi

Quasi gialli di colore
come i capelli di Aroldo

FORSE

Mai certezza
illuminata
orgoglio
entusiasmo

Passo Ponte Mulino
vado in centro

Centro

Per portici
storiche vie
rasento porte blindate

Banche a sinistra
banche a destra

LETTERA DI UN AMICO

E' Pietro Randi

Poche righe
ordinate
eleganti

Sento
l'affetto di un Signore

Ringrazia per gli auguri

Dice parole da libro

Sorriso educato

La bici

Ricordi non detti

Feste

UN SOLDO

Senza una lacrima
rumore alcuno

Di primo mattino
in una sciatta piazza

Nessuno vide
il nostro addio

Ognuno per conto proprio

Il Don Chisciotte
sotto il braccio
mi accompagnò

SOLITA ORA

A Ponte Molino

Balzano al nido
piccioni festanti

Nessuno
proprio nessuno

Solo due suorine

Veloci corrono al Carmine

La strada bagnata
quasi si scivola

Fermo
guardo nel rivo

LORENZO CREMONESI DA KABUL

Periferia notturna

Luci confuse
fari di auto nel cielo
lontano

Spari

Allegra gioventù
alto borghese
seduta al bar

Ridono
le ragazze
mostrano denti
forti
bianchi

RITORNO A CASA

Il telefono non suona

La cartolina da Berlino
mi ha scaraventato
nudo
tra la folla

C'è un interno asettico
verde
minimale

Quattro persone dissertano
con gli occhi
sulla vita

IL SOFFIO DI GIULIETTA

Notte pulita

Non tira vento
dentro il Cortile
del Palazzo Ducale

Urbino

L'uccellino
ha posato un biglietto
sulla pagina aperta
proprio sopra la lacrima
persa
un attimo fa

GIOCHETTO

Questa sera non verrò

Ho trovato un messaggio
incomprensibile
stilato sopra un foglio
sgualcito
senza data

Chi l'ha scritto
aspetta ancora
la risposta

C'è un disegno
ambiguo

ITALO MORETTI

Gridavano pianissimo
l'eterno lontano
pesante lungo dolore

E lui davanti
mano nella mano
la nipotina orfana
stringeva

Una lingua di origini antiche
come dialetto

Ho creduto di vedere

SVANITI COLORI

Ancora agitava
leggera
colorate piccole ali
la farfalla di seta

Fatica pareva

Addio voli sui rami
sotto il sole di maggio

Una mamma
allattava il suo bimbo
all'ombra di un pino

NON TI MUOVERE

Calma
stai calma
rilasciati

Non temere

Sarò leggero

Come se fossero
ali di farfalla
toccherò i tui seni
piano piano
sino a vederti
chiudere gli occhi

Aprirai le labbra

CAPIRE

Non voler sentire
cercare una scusa
illudersi

Verrà
sperai

Verrà
magari un giorno

Mi spiegherai

L'assurda pretesa
stesa al sole
sul molo di Trieste
al marinaio
reduce da Itaca

Syndicate content